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domenica 31 ottobre 2010

Trebisacce-31/10/2010:Furto sacrilego ad Albidona.




Furto sacrilego ad Albidona.

Un furto sacrilego fu commesso ad Albidona il 7/5/1931. Io ricordo che ero ragazzino e stavo rientrando a casa, insieme con i miei compagni, ma verso la mezzanotte ci sorprese un terribile temporale. Tuoni e lampi a non finire, sembrava la fine del mondo! Senza luce ci siamo abbracciati gli uno con gli altri e facendoci coraggio abbiamo raggiunto la casa più vicina di un compagno del gruppo. La madre accese il fuoco e così trascorremmo la notte vicino al focolare. La mattina apprendemmo tutti la triste notizia:”Hanno rubato la spada a San Michele Arcangelo nella Chiesa Madre!”.
Proprio durante quel temporale che faceva pensare alla fine del mondo, avveniva il furto.
I Santi non si vendicano..ma San Michele ha dimostrato che la spada non la voleva toccata.
Difatti fu poi ritrovata ad Amendolara ridotta in quattro pezzi e fabbricata nel muro.
Durante il giorno uno dei tre ladri si nascose all’interno del campanile della chiesa, e di notte aprì la porta della chiesa ed entrarono altri due complici e rubarono la spada a San Michele e
gli orecchini di brillanti alla Madonna del Rosario, mai più ritrovati, che vennero offerti per devozione nell’800 dalla moglie del Duca di Campochiaro. A quei tempi comandavano i Duchi. La Famiglia dei “Chidichimo” vennero da Napoli come amministratori del Duca, che fu poi assassinato dal nipote e tutte le sue ricchezze rimasero ai “Chidichimo”, compreso il palazzo del Duca e poi il palazzo dei Chidichimo. Il nonno di Luigi Chidichimo, due volte deputato, fece costruire la strada per albidona nel 1872 quando si costruì anche la ferrovia. La spada sacra dicevo che fu ritrovata.
E fu proprio mio nonno, Antonio Rescia, che vide all’alba passare tre individui dalla masseria di ‘cozzaro’ vicino ad Amendolara e uno dei tre con un sacco addosso. Riconobbe, in particolare l’amendolarese, perchè gli portava sempre la legna. L’Antonio Rescia disse ai tre passanti:” Cercate lavoro? Io ho tanto bisogno!”. Risposero:”Il lavoro lo fanno i fessi!”. Quando più tardi si diffuse la triste notizia del furto della spada, Antonio Rescia smise immediatamente di lavorare e si recò presso la caserma dei Carabinieri di Trebisacce e raccontò al Maresciallo tutto quanto accadde quella mattina di buon ora. Sulla base di questa segnalazione i Carabinieri si recarono ad Amendolara a casa di questo individuo e perquisirono tutta la casa, ma
non trovarono niente. Quando stavano per andar via il Maresciallo guardò per caso dietro un quadro e vide del bagnato, tornò indietro e disse ai Carabinieri:” Scavate, scavate! che qui nel muro di sicuro c’è la spada!”. I Carabinieri iniziarono a scavare e immediatamente gridarono: “Abbiamo trovato la spada!”. Il Maresciallo esultò di felicità e disse:” Ecco il miracolo di San Michele! La spada abbiamo trovato!””Ma guarda che disprezzo!,ma guarda che disprezzo! Hanno fatto la spada in quattro pezzi!”. Il Maresciallo dopo il rinvenimento della refurtiva chiese al ladro:” Come avete fatto a rubare la spada ad un Santo?”- Risposero:”Sì, è vero noi ci siamo pentiti. Quando giungemmo alla Cappella del ‘Cafaro’ avvenne che per ben tre volte anziché andare avanti tornammo indietro e ci siamo detti- peccato!, peccato! ecco perchè tre volte indietro siamo tornati!”-Uno dei tre ladri vive ancora nel Comune di Amendolara ed ha 92 anni. Voi che avete letto questa storia così dolente vorrei che la terreste sempre presente.


Michele Lofrano
Presidente Associazione Combattenti e Reduci
Trebisacce

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