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mercoledì 20 ottobre 2010

Roma-20/10/2010:Le Minoranze etniche nella cultura del Mediterraneo

“Le Minoranze etniche nella cultura del Mediterraneo”:

Pubblicato uno studio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Dalle eredità storiche ai viaggiatori stranieri nelle comunità di bilinguismo

I beni culturali delle minoranze tra le tradizioni, la storia della lingua e la legge di tutela

Un lavoro istituzionale coordinato da Pierfranco Bruni, in collaborazione con docenti universitari e ricercatori, con la Prefazione del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Maurizio Fallace













Pubblicata, nell’ambito delle attività di studio che compie il MiBAC nel campo degli approfondimenti delle minoranze linguistiche in un intreccio tra beni culturali, modelli letterari e letture storiche, la ricerca riferita al rapporto tra minoranze linguistiche ed elementi etnici dal titolo: “MINORANZE ETNICHE NELLA CULTURA DEL MEDITERRANEO” di Pierfranco Bruni, Responsabile Progetto Minoranze etno – linguistiche del Ministero per i beni e le attività culturali, per il quale da anni conduce ricerche, sul piano istituzionale ed autore di numerosi saggi sulle etnie storiche in Italia.

La ricerca, in distribuzione in questi giorni, si arricchisce di contributi di: Anna Colaci, Università del Salento, Marilena Cavallo, saggista e Docente nei Licei, Micol Bruni, Cultore di Storia del Diritto dell’Uniba. La Prefazione allo studio è di Maurizio Fallace, Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che pone in evidenza le problematiche relative al rapporto tra il bene culturale e la tutela delle minoranze linguistiche storiche.

Si parla, infatti, di minoranze storiche che sono regolate dalla normativa del 1999 (Legge 482). Uno dei temi centrali ruota intorno al concetto di Mediterraneo non solo come area geografica ma come presupposto culturale per un processo di contaminazioni sia linguistiche sia direttamente etno – antropologiche.

Nella sua Prefazione Maurizio Fallace osserva: “Come Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti culturali e il Diritto d’autore, abbiamo sviluppato un articolato e vasto studio sul rapporto tra minoranze linguistiche, identità storiche e territorio in un quadro di approfondimenti che hanno toccato sia elementi bibliografici che moduli linguistici di appartenenza alle stesse comunità storiche interessate. Un rapporto che ha coinvolto i vari campi della conoscenza delle presenze etniche e linguistiche in Italia tenendo come punto di riferimento il concetto di patrimonio culturale.

“Le ricerche, continua Maurizio Fallace, condotte e coordinate per conto del Ministero da Pierfranco Bruni costituiscono un elemento fondante in un attraversamento che si può definire unico all’interno delle dimensioni storiche, letterarie e antropologiche che rappresentano la vera chiave di lettura delle minoranze linguistiche in Italia. Le ricerche e le valutazioni antropologiche proseguono con ulteriori approfondimenti relativi ai viaggiatori italiani e stranieri che hanno visitato e abitato i tessuti territoriali di queste comunità”.

Nel lungo saggio di Pierfranco Bruni, che apre il volume, si discute delle culture contaminanti delle etnie attraverso una serie di capitoli che toccano aspetti che vanno dalle eredità storiche alle tradizioni, dalla questione della lingua e delle lingue alla realtà territoriale. Bruni si sofferma, tra l’altro, su un percorso letterario che va dalla cultura Italo – Albanese a quella Provenzale sino ad argomentare alcuni precisi riferimenti sul ruolo che hanno avuto i viaggiatori stranieri (ma anche italiani) nei territori le cui presenze minoritarie hanno avuto e hanno la loro incisività.

Importante è la parte dedicata da Bruni ai “Viaggiatori stranieri nell’Italia delle lingue e culture minoritarie” e alla sezione dal titolo: “La Magna Grecia di George Gissing come Mediterraneo delle contaminazioni”.

Un percorso innovativo soprattutto dal punto di vista di una proposta metodologica nel campo degli studi sulle minoranze linguistiche.

Anna Colaci, con rigorosa scientificità, affronta gli aspetti legati sia alla cultura e alla storia degli Arbereshe, ovvero Italo – Albanesi, sia alla visione storica dei Grecanici in Terra d’Otranto, ponendosi una domanda che si inserisce nel dibattito attuale: Quale cultura tra conoscenza e integrazione oggi? Un piano di lavoro, quello della Colaci, ben calato nei tessuti territoriali e finalizzato ad una chiave di lettura fortemente educativa.

Marilena Cavallo sviluppa due punti nodali del dibattito e della ricerca sulle minoranze. Ovvero propone una attenta riflessione sulla scuola e le minoranze linguistiche portando sulla scena della dialettica le “comunità confinanti”. Quelle comunità che non presentano fenomeni di bilinguismo ma che dialogano costantemente con le forme di contaminazioni territoriali. In un tale contesto si inserisce il suo studio sul legame tra antropologia ed etnie alla luce di una personalità come quella dell’antropologo Claude Lèvi – Strauss.

Micol Bruni argomenta la sua sezione su un tema che costituisce l’asse portante delle sue ricerche: “Condizione giuridica delle minoranze etno – linguistiche”, analizzando così le varie fasi della normativa di tutela ma inserendosi nei legami tra tutela e beni culturali.

A conclusione della Prefazione Maurizio Fallace asserisce: “I luoghi di queste comunità, alla fine, risultano essere luoghi dell’anima e anche la lingua non è soltanto un comunicare in quanto tale ma costituisce un valore contaminante che si apre ad incontri, a confronti e a cittadinanze diverse ma integranti. Capire le minoranze storiche, presenti in Italia, significa, tra l’altro, sottolineare una cultura ben ramificata nella storia ma che si solidifica nei linguaggi di una società aperta in una cultura delle relazioni.

“Etnie a confronto con una lingua che resta definita non solo nel tessuto storico ma in una contemporaneità nella quale i segni dei popoli hanno lasciato tracce indelebili.

Dentro questa visione il ruolo dei beni culturali diventa nevralgico anche perché parliamo di cultura e civiltà di un popolo e di raffronto tra la realtà della storia che si legge attraverso il documento diventato bene culturale”.

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