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domenica 27 febbraio 2011

Trebisacce-25/02/2011:Dibattito sul 150° e brigantaggio



Comunicati stampa

Dibattito sul 150° e brigantaggio

Proseguono con molto seguito e attenzione le iniziative culturali al liceo “Galileo Galilei” di Trebisacce. In quest’appuntamento di fine febbraio non poteva mancare un dibattito storico e di attualità: il 150° dell’Unità d’Italia, che deve evitare la retorica, il dispendio di pubblico denaro e tenere presente non solo i soliti “padri della patria” ma anche quelli che non hanno avuto voce o sono stati tenuti all’ombra anche dai libri di storia, imposti nelle nostre scuole pubbliche.
Il tema trattato al “Galilei” è stato questo: “Brigantaggio-ribellismo o proposta politica”. Il dirigente dell’istituto Tullio Masneri e il prof. Gianni Mazzei, ideatori di queste belle manifestazioni, hanno fatto un’ampia premessa sulla storia unitaria, sulla situazione del Mezzogiorno e sul fenomeno sociale della ribellione delle masse, che sono state costrette a darsi alla macchia, dando vita al brigantaggio postunitario che si è protratto dal 1860 al 1865, con gravissime conseguenze politiche. Gli interventi sono stati intervallati dalla lettura di alcuni pezzi di Vincenzo Padula e da poesie dialettali che riguardano la situazione politica e sociale del 1800 e i briganti calabresi.
Il prof. Mario De Bonis, originario di un paese silano e docente di materie letterarie a Rende, nonché autore di un libro sui bandi nella repressione piemontese, ha tenuto una dettagliata relazione sulla storia del brigantaggio, che non è stato affatto un fenomeno locale ma era già diffuso ai tempi dei Romani. Questo è stato subito confermato dal secondo intervento fatto da Giuseppe Rizzo, coautore di una vasta ricerca sul brigantaggio del Pollino calabro-lucano (La banda di Antonio Franco), citando gli storici Hobsbawm e Broudel, i quali hanno parlato di questo “fenomeno molto antico, diffuso in tutto il Mediterraneo”; Bertold Brecht aggiunge che “i ribelli sono là dov’è oppressione”.
I relatori hanno subito precisato che quando si parla di brigantaggio si affronta pure un “rischio”, perché lo si può romanticamente “mitizzare” o “criminalizzare”, facendo ascoltare una canzone di Leonardo Riccacrdi, del gruppo “Suoni” di Terranova di Pollino, dedicata al capobanda Antonio Franco: “Nisciùno nàsc delinquent”. Rizzo ha proiettato e commentato una serie di foto che spiegano tutte le fasi di questo fenomeno di devianza sociale dell’800: contadini e pastori, donne che arano con i buoi, ragazzini e ragazzine che, pascolano pecore e porci; ed ecco le scene della ribellione contro i “galantuomini”, gli usurpatori delle terre demaniali. Seguono le foto della ferocissima repressione dei 120 mila Piemontesi contro i 13 mila ribelli, uccisi come “cinghiali”: la fine di Ninco Nanco e lo strazio effettuato sulla brigantessa Michelina De Cesare; e infine, la durissima scelta dell’emigrazione, con i bastimenti e i barconi che ricordano i gommoni dei profughi di oggi.
Quindi, il dibattito al liceo “Galilei” è stato di scottante attualità, e ha “provocato” l’intervento di numerosi presenti: Vincenzo Filardi, direttore del mensile “Confronti”, l’ing. Aloia, Antonio Granata, il sig, Corrado e altri; o Filardi e il prof. Persicehella, docente di filosofia nello stesso liceo di Trebisacce, ha dato inizio all’aspetto più interessante della discussione: “ma i briganti avevano un progetto politico o servivano i Borbone?” . Si è risposto che i briganti si accorsero troppo tardi di essere stai usati dai Borbone ma non ebbero la fortuna di studiare: comunque il loro progetto era quello della questione delle terre che toccavano ai contadini, ma lo Stato unitario, rappresentato anche dai vecchi “galantuomini” borbonici passati trasformisticamente con i liberali, non è stato capace di risolvere la secolare questione meridionale”. Il “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa insegna.

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