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martedì 1 dicembre 2009

Trebisacce-01/12/2009: "Deus Vult" di Giuseppe Carbonara


DEUS VULT !

Chi mi conosce, di sicuro, sarà rimasto sorpreso, ben sapendomi un conservatore, a volte, perché no, sui generis, ma sempre conservatore, del mio mancato intervento su di un argomento che, penso, avrà destato nelle italiche coscienze una riflessione. Mi riferisco alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla presenza del crocefisso nelle aule scolastiche. Il mio mancato intervento è voluto, sia perché disquisirne quando il “ferro è ancora caldo” avrebbe significato porgere il destro ai detrattori, sia perché in questi giorni, precisamente il 27 di novembre, ricorre l’anniversario della prima crociata, indetta il 27 di novembre del 1095 dal Papa Urbano II con l’obiettivo di portare aiuto alla cristianità orientale preoccupata dall’invasione dei Selgiuchidi. E’ soprattutto per tale ricorrenza che mi accingo a scriverne solo ora; il titolo è testimone del mio orientamento. Il motto “DEUS VULT” fu il grido di battaglia adottato da Pietro l’Eremita nelle sue predicazioni per arruolare crociati in vista della Crociata dei pezzenti e giustificava l’utilità della conquista militare della Terra Santa come un sacrificio per la libertà del Santo Sepolcro.
Di certo non paragonandomi a Pietro l’Eremita, il nostro grido vuole essere allo stesso tempo indicatore della via maestra perduta e provocatorio. Non possiamo rimanere inerti di fronte ad una donna, al secolo Soile Lautsi, italiana originaria della Finlandia, che si scandalizza, a partire dal 2002, per la presenza del nostro beneamato crocefisso presente nelle aule scolastiche frequentate dai suoi figlioli. Ha così inizio un iter giudiziario conclusosi, giustamente, con l’affermazione dello status quo ante. La ribelle, estranea alle nostre più profonde convinzioni in materia religiosa ed estranea alla nostra più che millenaria cultura che affonda le radici nel pensiero cristiano e quindi cristiano-cattolico, si rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo: la presenza del simbolo religioso nelle aule scolastiche costituisce <> e una violazione alla <>, così recita la sentenza.
Invito i benpensanti, che oramai incontriamo ovunque, come se fosse divenuto chic, di moda rinnegare tutto ciò che ci appartiene, che ci ha visto crescere e superare gli altri, a recarsi in Paesi del Medio Oriente ove vige la legge della Sharia, la legge del Corano. Noi che a casa nostra non possiamo essere padroni, noi che non possiamo legiferare le leggi che più ci aggradano e che riteniamo essenziali per la nostra salvaguardia, noi che portare una catenina al collo con un piccolo crocefisso vuole dire offendere le coscienze degli altri, dobbiamo sottostare a chi è ospite in casa nostra. Ben vengano le accuse di razzismo, di fondamentalismo cristiano-cattolico: la mia non vuole essere una sfida, bensì un invito al dialogo senza per questo dimenticarsi che siamo a casa nostra, che i nostri ospiti, di qualunque nazionalità essi siano e a qualunque confessione religiosa essi appartengano, debbono sottostare alle nostre regole. Regole che per i nostri benpensanti andrebbero scavalcate, gettate in un pozzo senza fondo in modo tale da non potere essere più raccolte attraverso una catinella, regole da sostituire con quelle in vigore in Paesi ove la libertà religiosa, o meglio le libertà in generale senza alcuna distinzione, non sono mai esistite. Chiedo come mai i benpensanti non si rivolgano ai governi di teocrazie, come quello dell’Iran, per attuare il riconoscimento della libertà religiosa. Lì vige la Sharia che implica per gli apostati la pena di morte.
Noi che dobbiamo vergognarci se sulla porta di casa nostra indichiamo, con un semplice adesivo con raffigurata la Vergine Maria, gentilmente i predicatori di altre confessioni religiose a non bussare al fine di evitare una risposta, senza alcuna remora, negativa…noi che, figli della secolarizzazione, abbiamo perduta la tradizione della preghiera, ogni mattina, in classe prima dell’inizio delle lezioni…noi che ci scandalizziamo se la Conferenza Episcopale Italiana interviene su temi di grande attualità, come se si volesse ritornare alla riproposizione di un neo guelfismo, la cui ombra evidentemente, come nei peggiori incubi, ancora minacciosa grava sui nostri politici…ed allora ben venga un neo guelfismo che si ponga da contrappeso ai benpensanti che vorrebbero la sostituzione del nostro beneamato crocefisso con chissà quale altra icona, certamente aliena dalla nostra cultura. Eliminare il crocefisso vorrebbe dire cancellare la nostra storia dell’arte, la nostra storia musicale, la nostra storia artistica in senso ampio, insomma cancellare noi stessi. E se così fosse, ben venga il grido “DEUS VULT” per bandire una nuova crociata non al fine di liberare il Santo Sepolcro, ma, paradossalmente, al fine di riappropriarci delle nostre tradizioni, della nostra cultura, della nostra essenza cristiano-cattolica…e perché no, di casa nostra !

Giuseppe Carbonara

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