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mercoledì 17 agosto 2011

Albidona-16/08/2011:Anche in Albidona si discute di 150° dell’Unità e di brigantaggio, visti senza retorica e con la voce dei vinti...


Anche in Albidona si discute di 150° dell’Unità e di brigantaggio, visti senza retorica e con la voce dei vinti
Il recupero di ricordi briganteschi e di canti popolari. Angelo Laino ha cantato “O Catrì, i muort’accìse ni scappàte !”

Ettore C.Angiò

Albidona- giovedì 11 agosto 2011. Dopo gli sbandieramenti, le serate canore, la caccia al tesoro, le sagre dei prodotti tipici e qualche esposizione di artigianato e di costume locale, sono stati i giovani a proporre qualche argomento di attualità e di cultura: non poteva mancare il dibattito sul brigantaggio e l’Unità d’Italia.
L’Associazione culturale giovanile AGA ha inserito il suo programma nel calendario dell’estate albidonese, organizzata e patrocinata dall’Amministrazione comunale e dalla Pro-loco.
L’incontro-dibattito sul brigantaggio si doveva tenere nella nuova piazzetta del Castello, ma un fortissimo vento ha disturbato le manifestazioni estive; i giovani avevano scelto il Castello perché fu spesso teatro del brigantaggio, ma seppure a malincuore, hanno dovuto chiedere ospitalità presso la sala consiliare del Comune.
Il tema dell’incontro verteva su Il 150° dell’Unità d’Italia e il brigantaggio, visti dai vinti. I giovani hanno invitato a parlare Giuseppe Rizzo e Nino La Rocca, autori del libro sulla banda del capobrigante Antonio Franco, affiancati da alcuni studenti del luogo, componenti della stessa Associazione.
Ha presentato e coordinato la serata il dott. Angelo Laino, che si è soffermato sui “differenti punti di vista” dell’Unità, del 150° e del fenomeno brigantaggio. Mentre Rizzo e Larocca, come stanno facendo in altri dibattiti nei vari paesi dell’Alto Jonio, hanno premesso che il brigantaggio non è stato un fenomeno delinquenziale vero e proprio ma una conseguenza della situazione sociale delle plebi meridionali angariate dai galantuomini. I due autori si richiamano ancora alla tesi del loro lavoro compiuto negli archivi di Stato e in altre fonti documentali, ribadendo che quando si parla di brigantaggio è facile cadere in due rischi: la criminalizzazione a tutti i costi e la mitizzazione: non è vero che i briganti rubavano ai ricchi per darlo ai poveri; prima di darsi alla macchia erano giovani contadini che chiedevano un pezzo di terra; non avendola ottenuta, hanno dovuto imboccare le due “vie obbligatorie” di cui parlò anche l’abate Vincenzo Padula: o brigante o migrante.
Rizzo ha stigmatizzato la retorica delle celebrazioni ufficiali per il 150° dell’Unità e ha riproposto, in dialetto albidonese, sei fatti di brigantaggio avvenuti proprio in Albidona, dal 1806 al 1866, ovvero dal Primo a Secondo brigantaggio, così come li aveva registrati dagli anziani e dai vecchi del paese, per dire che molte volte la tradizione popolare combacia e viene confortata dalla fonti scritte degli archivi.
G. Rizzo ha raccontato, in dialetto albidonese, sette “storie” brigantesche, registrate dalla viva voce dei vecchi; lo studente dello Scientifico “Galilei” Vincenzo Ferraro ha recitato un altro fatto di briganti che ricordava il suo trisnonno Francesco Scillone (Pròspero); mentre altri due giovani, Gabriella e Giovanni Aurelio hanno citato le fonti d’archivio e hanno letto alcune pagine del Bruzio di Vincenzo Padula, che dal 1864 al ’65 ha seguito e vissuto il dramma del brigantaggio calabrese.
Anche Nino Larocca ha criticato la retorica che si sta facendo sull’Unità e sul 150° fatto proiettare una diecina di foto di brigantesse e briganti orribilmente uccisi dai soldati piemontesi;ha rinnovato la sua proposta di cambiare certa toponomastica ai “soliti eroi” del Risorgimento.
La manifestazione sul brigantaggio, seguita da un folto pubblico, con la presenza di molti giovani e di alcuni emigranti dell’Argentina, è terminata col commento e col il ringraziamento di Michele Laino, presidente dell’Associazione giovanile albidonese. Si è trattato anche di un recupero culturale; non solo racconti: Angelo Laino ha cantato “O Catrì, i muort’accìse ni scappàte !”, un canto popolare brigantesco che ricordavano i nostri vecchi di fine ‘800 e inizio ‘900.

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