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venerdì 23 settembre 2011

Calabria-23/09/2011:LE MINORANZE ETNO – LINGUISTICHE IN ITALIA COME PROPOSTA NEL PATRIMONIO DELL’UMANITA?

LE MINORANZE ETNO – LINGUISTICHE IN ITALIA COME PROPOSTA NEL PATRIMONIO DELL’UMANITA?

IL CASO CALABRIA



PIERFRANCO BRUNI (Responsabile Progetto Etnie del MiBAC): “Le minoranze etno – linguistiche come Patrimonio dell’Umanità? Occorre un progetto articolato complessivo soprattutto alla luce del contributo che le minoranze hanno dato all’Unità d’Italia e al Risorgimento. Ma non possono esserci minoranze di seria A di serie B. Il progetto dovrà avere una articolazione complessiva e ogni comunità potrà e dovrà svolgere quel compito territoriale radicato sul luogo”.







“Candidare a Patrimonio dell’Umanità le presenze minoritarie in Italia, ovvero le minoranze etno . linguistiche, ha una considerevole portata culturale che avrebbe certamente una ricaduta su tutti i territori interessati ma significherebbe dare un senso ai processi storici etnici di cui l’Italia si è formata. E puntare con forza su questo progetto oggi, nell’anno delle Celebrazioni dell’Unità d’Italia, significherebbe anche definire un percorso di partecipazione attiva, di collaborazione e di consolidamento dei cosiddetti ‘popoli altri’ all’unificazione di storie e valori condivisi”. E ciò che ha affermato Pierfranco Bruni, studioso ed esperto di Etnie e letterature e Responsabile Progetto Minoranze Linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel corso di un Convegno svoltosi, nei giorni scorsi, a Faeto, provincia di Foggia, comunità Franco – provenzale e ribadito a Roma in una conferenza stampa durante la presentazione della sua ricerca su “Mediterraneo e minoranze etniche. Beni culturali a confronto. La Calabria non è un caso a sè. Deve rientrare in un progetto complessivo soprattutto con le tre direttrici che si ritrova: Arbereshe, Occitana, Grecanica”. Pierfranco Bruni ha aggiunto, con conoscenza del problema, che occorre un Progetto unico sul patrimonio delle Minoranze Storiche, cosa non facile considerate le eredità, la geografia, le appartenenze, per definire un percorso omogeneo.

“E’ naturale, ha ribadito Pierfranco Bruni, se il progetto otterrà i risultati sperati nelle sedi opportune, che ogni comunità delle 12 riconosciute dalla normativa vigente avrà un ruolo e un compito specifico perché tutte le presenze storiche etniche e linguistiche hanno una loro consistenza che insiste sul tessuto territoriale con una articolazione che gli Enti locali devono poter proiettare in una politica di valorizzazione e di difesa non solo delle lingue ma di tutti gli apparati etno – antropologici”.

“Credo, ha precisato Pierfranco Bruni, che la progettualità in merito a ciò non debba riguardare soltanto la griglia linguistica. Ma insistono, in queste comunità, beni culturali immateriali e materiali che creano un unicum. Bisognerebbe lavorarci con una articolazioni di chiavi di lettura anche perché l’Unità d’Italia e il Risorgimento, restando all’interno di questo specifico evento che tocca tutti, sono stati realizzati nella diversità etniche, nella diversità linguistica e nella omogeneità politica. Il progetto, ha chiosato ancora Bruni, va impostato con una complessità di letture e interpretazioni. Ma i presupposti potrebbero esserci. L’importante è che non si creino delle incomprensioni tra le varie comunità presenti sul territorio nazionale. Gli Enti locali giocano una partita importante ma l’idea e il progetto complessivo devono uscir fuori dai localismi e dalla settorialità pensando delle aperture a tutto tondo”.

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