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lunedì 25 luglio 2011

Trebisacce-25/07/2011: La storia di Vincenzo Rescia (di Michele Lofrano)


La storia di Vincenzo Rescia, nato nel 1840, di Alessandria del Carretto.

Ricostruita dal PRO-NIPOTE:-Michele Lofrano


La storia del mio bisnonno, Vincenzo Rescia, comincia così:
Era il “massaro” più apprezzato e benestante dell’800 e mentre seminava il grano col “paricchio” a mezzogiorno si fermò a mangiare. ‘Cancaricch e patane che si mangian i guagane’. Dopo mangiato si mise a dormire sotto una grossa quercia. Aveva 15 buoi; 13 hanno fatto la ruota intorno a lui. “U paricch” è rimast ferm nella “versura”, lui dormiva profondamente, i buoi passavano il muggito da bocca a bocca, il figlio –Antonio-dalla masseria l’ha sentito:



-“Ma perché i buoi miei fanno questo muggito?”-“Questo muggito è molto strano, qualche cosa accadrà nella vita umana”. Quando si è svegliato da 13 buoi si è visto circondato, andato dal figlio gli disse:”Antonio vieni vicino a me che ti debbo raccontare quello che ho sognato”. Non sono più io, sono andato con Dio, mi ha insegnato questa via. Mi ha preso per mano e mi ha portato nell’Universo. Ha detto:”Questo è un mistero che anche i miei buoi hanno partecipato ad una storia vera”. Antonio stai ad ascoltare che sono cose da non dimenticare. Ti dò la benedizione che ti manda il Signore. –“Oh, “Tato” se l’ho meritato dammi la vita eterna e sii lodato”. –“Figlio mio è un’esagerazione! Viviamo nel tempo e poi nell’eternità.”.
Da quel momento guariva tanta gente. Lo chiamavano il “medico di campagna”. Cose belle che sono rimaste nella storia. Io che mi interesso di queste storie antiche non voglio che si perdono queste doti umane. Io non sono un chiromante, né un chiaroveggente, voglio che lo sappia tutta la gente che il mio bisnonno era chiaroveggente e quando una persona nasceva tutto gli diceva. Niente ha sbagliato che è stato tutto constatato. Ha letto la mano a mia madre. Ella mi raccontava sempre:”Mi ha letto la mano “tarann mii” retto e corretto. Tutto perfetto niente niente ha sbagliato, tutto ha indovinato”. Mi diceva, ancora, mia madre:”Quando è nata mia sorella Domenica lui esisteva ancora. Erano nella masseria di “còzzaro” il padrone era il dottor Pucci di Amendolara, Lui era al piano terra e la nuora partoriva al piano di sopra. Domandava ai nipoti: “E’ nato guaggliù?”--Non ancora tarà!!-“Peccato, peccato se fosse nata in questo momento la sua costellazione era una donna fortunata!”. Dopo un po’ di tempo:”-“E’ nata tarà, è nata tarà!!”
-“Non aviss mai nata! Che questo è un momento maledetto destinato di stare tre anni a funn i liett!”-Questo l’ho constatato io che ero ragazzino e lo ricordo bene che gridava disperato sul letto notte e giorno dopo i tre anni morì giusto come gli aveva detto u tarann.
Lui era di Alessandria del Carretto e la moglie era della famiglia di “micch u zimmiri” i più ricchi massari di quei tempi. Lui è nato il 1840 e la moglie il 1843. Nipote del prete Cinquecento era troppo intelligente. Ha fatto “u mulin” ad acqua in ped a valle; in paese la filanda che è andata sempre avanti. Gli dicevano:”u privit i cinquecento ha fatt u mulin ad acqua in ped a valle ci chiudidi u ciucc e li cavall”, invece la popolazione è rimasta contenta che ha sfamato tanta gente,ecc.ecc.-Quando si sono sposati lo zio prete per fare storia l’ha fatto sedere su una grossa forma di formaggio pecorino. E gli dicevano: “Auguri agli sposini, auguri anche al formaggio pecorino”. Gli sposi hanno risposto:” Pure è buon cà ditt ca sin, ni mangiam li maccarun, pure è buon cà mi ditt ca sini, ni mangiam li maccaruni, pure è buon cà ditti ca sin ,ni mangiam li maccarun cu formagg pecorino!” -Mentre ballavano la tarantella per vedere chi la ballava più bella gridavano tutti insieme e battevano le mani: tilli tò, tilli tò che bella sonata che jè mò! - Al momento che facevano una bella ballata ad un tratto la trave si è spezzata e tutti a basc cu zampugnar sono andati. La ‘zita’ gridava: tilli tò, tilli tò, tilli tò non ballamo più mò! Povir a mii, povar a mii non mi pozz cuccà chiù cu zit mii! -A prima vota che mi ha baciato sono rimasta senza fiato. Mò che siamo andati a finire ndù magazzini, io piango come na bambina.Questa è la storia di due sposini, di Vincenzo e Rosina. Mi è stata raccontata da mia madre, io l’ho ricostruita e l’ho pubblicata. Vi saluto e Vi abbraccio e sono il pronipote di Trebisacce.
Michele Lofrano

mercoledì 18 maggio 2011

Trebisacce-17/05/2011:Una pubblicazione dal titolo: "Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti. Il destino di Maria So

Una pubblicazione dal titolo: "Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti. Il destino di Maria Sofia"




Da Brigantesse e Briganti nella letteratura dei vinti a Maria Sofia. Regina nella tragedia

e nella bellezza nel teatro del Sud

Contributi di Gerardo Picardo, Neria De Giovanni,

Marilena Cavallo, Micol Bruni

Con un originale "cantos" di Pierfranco Bruni:

"Briganti e brigantesse il nostro destino è altrove"









"Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti. Il destino di Maria Sofia" è il titolo di uno studio, agile e di facile lettura, che vede i contributi di Gerardo Picardo, Neria De Giovanni, Marilena Cavallo, Micol Bruni con un Cantos di Pierfranco Bruni dal titolo: "Briganti e brigantesse il nostro destino è altrove". Lo studio si inserisce nel quadro delle iniziative del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” ed è pubblicato dalla Casa Editrice Pellegrini. Gerardo Picardo si sofferma sul tema: "Orgoglio e sete di giustizia, il brigantaggio è carne di un Sud in rivolta"; Neria De Giovanni è affascinata dalla tramatura “Briganta, non donna di brigante”; Marilena Cavallo si sofferma su: "Il canto del brigante. Una letteratura popolare"; Micol e Pierfranco Bruni invece si soffermano su Maria Sofia di Baviera, l’ultima Regina del Sud, con uno scritto dal titolo: “Maria Sofia. Regina nella tragedia e nella bellezza nel teatro del Sud”.

Dopo il saggio: “Oltre l’incompiuto. Letteratura e Risorgimento per una nuova idea d’Italia” (scritto da Pierfranco Bruni, Gerardo Picardo, Marilena Cavallo, Micol Bruni, Tonino Filomena), “Brigantesse e Briganti nella letteratura dei vinti” arricchisce il quadro dialettico sul rapporto tra Risorgimento, identità nazionale, Unità d’Italia tra il i Savoia e il Regno delle Due Sicilie. Il Cantos finale di Pierfranco Bruni, che sembra un vero e proprio canto dei briganti ricostruito con un linguaggio moderno, ha parole forti che rimandano a tutta la storia “unitarista” con l’ironia e la saggezza oltre che con la fantasia del poeta. Ma è un recupero, tra l’altro, di una poundiana determinazione di raccontare recitando: “Siamo briganti/in questo Sud/che recita ancora il sangue di Gaeta/con Maria Sofia/regina dei vinti/che ha le carni e il cuore/mai piemontesizzati/e mai savoiardi/e diffidenti di rivoluzioni/che non portano il nostro nome”.



“Era necessario dopo una analisi sul Risorgimento e sui percorsi letterari e storici che hanno portato all’Unità d’Italia, sottolineano gli autori Picardo, De Giovanni, Cavallo, Micol e Pierfranco Bruni, riflettere e aprirsi ad una dialettica sul ruolo di alcune brigantesse e di alcuni Briganti sia dentro il fenomeno stesso del Brigantaggio sia in una chiave di lettura che pone in rapporto il Regno di Napoli o delle Due Sicilie con il Brigantaggio stesso sia sulla funzione che ha avuto una straordinaria donna qual è stata Maria Sofia da Napoli a Gaeta e da qui a Roma”.

“Credo, aggiungono gli autori, che non si possa capire fino in fondo il Risorgimento e l’Unità d’Italia senza alcuni fattori centrali quali per esempio i cambiamenti casacca raccontati sia da Tomasi di Lampedusa sia da Carlo Alianello e il ruolo di briganti come Carmine Crocco e Ninco Nanco prima garibaldini e poi briganti ma piuttosto uomini della plebe e nella plebe”.

“Ci sono fenomeni e fattori, osservano ancora gli autori, che vanno approfonditi senza nulla togliere all’identità nazionale e al ruolo spirituale che l’Unità d’Italia. Il ruolo di Maria Sofia, consorte di Francesco II, regina in prima fila per difendere un Regno perso, è ormai tutto da riconsiderare. Ci sono storie e personaggi che vanno riletti e ricontestualizzati e non affidati ad una retorica alla quale nessuno crede più".

Chi è stato Carmine Crocco? Un ex garibaldino che crede all’Italia liberata dai Borboni o un Brigante soltanto oppure un libertario che ha lottato per difendere l’autonomia della cultura contadina e del Sud? Qual è stato il ruolo di Michelina De Cesare, la brigantessa ritratta con fucile e pistola? Ebbene, accanto all’Unità d’Italia da celebrare c’è una guerra civile da non dimenticare. È su questo, ripetono gli autori, che vogliamo riflettere da italiani che credono fortemente all’identità nazionale delle culture, delle lingue e dei mercati”.

Il lavoro si apre ad una prospettiva dialettica intorno a temi e personaggi che hanno interessato il Risorgimento e gli anni riguardanti il contesto dell’Unità d’Italia e soprattutto post unitaria. Il lavoro si inquadra in una contestualità di ricerca che vede protagonisti personaggi, e venti e destini tutti ancora da rileggere. Da Picardo, studioso attento del brigantaggio e ai fenomeni meridionali, a De Giovanni, scrittrice di approfondimenti articolati, da Cavallo, saggista sui temi letterari e antropologici, a Micol Bruni, esperta di etnie e forme giuridiche risorgimentali. Pierfranco Bruni da scrittore chiude e apre un "variabile" con un Cantos alla poundiana maniera che ricostruisce un fenomeno che è, appunto, quello del brigantaggio. Un testo originale che si apre ad una discussione articolata e leale.

lunedì 16 maggio 2011

Trebisacce-16/05/2011: La "scoperta" di Trebisacce


L'architetto Silenzi ha redatto uno studio sulle origini del paese.

Calabria Ora -pag.22- del 16/05/2011

martedì 22 marzo 2011

Trebisacce-22/03/2011: LEGGENDA E STORIA DI ALBIDONA

LEGGENDA E STORIA DI ALBIDONA



Mi è stato raccontato dai miei vecchi antenati che l’attuale Albidona si chiamava Monte d’oro e fu fondata dai profughi della guerra di Troia. Dopo dieci anni di guerra che fu vinta grazie allo stratagemma ideato dal famoso Ulisse ed eseguito manualmente dal grande artista Epeo. Quest’ultimo,infatti, costruì un grande cavallo di legno dove,nel ventre, si nascosero tanti guerrieri di Ulisse, che di notte uscirono di nascosto e entrarono in città e, scavalcando le mura, sorpresero i guerrieri avversari. A guerra finita tutti contenti che a Troia dovevano ritornare, la sfortuna volle che guerra e terremoto, tutto ha distrutto. I profughi, mi fu raccontato, stavano per ritornare a Troia, ma un terremoto distrusse Monte d’oro. Da qui, i profughi rimasti, dopo tanto tempo fondarono Albidona. Si narra, ancora, che Podalirio, Macaone e l’indovino Calcante all’alba di un giorno sereno posero a dimora la prima pietra e durante le prime ore di lavoro dissero: “Alba ci dona-Il Sole fiorisce e l’Alba svanisce” poi tolsero la “a” e la “ci” e venne creato il nome di Albidona, che deriva appunto,dall’Alba della prima pietra.
Se sono fesserie la colpa non è mia..!
Nel 1957 in occasione del restauro della Chiesa di S. Antonio ,in Albidona ,trovarono una tabella di quercia di cm 40 x cm 20 e sopra vi si leggeva in latino: “ HOC TECTU MASSENTIO DE RAO FIERI FECIT PRO SUA DEVOTION -DATATA-1070 “ e
questa tabella è stata riposta nella chiesa e gelosamente custodita perché è una storia vera perché è stata vista con i miei occhi. Un’altra legenda, vi racconto, e così mi è stata trasmessa verbalmente dagli stessi miei vecchi antenati.
Sotto il pavimento della Chiesa furono rinvenuti i resti di una donna ancora con i vestiti e con un fazzoletto arrotolato sulla testa che è servito alla sventurata per sollevare la pietra di copertura della tomba perché trattavasi di una morte apparente. Fu seppellita viva!! Pure con uno svenimento allora subito chiamavano “ i sassamuort” e immediatamente si procedeva alla sepoltura del malcapitato. Oggi “i sassamuort” si chiamano “becchini”. Da allora, a causa di più racconti simili si modificò la legge in: “24 ore di tempo per la sepoltura”.
Poi il 1827 il Re di Napoli ,Ferdinando I di Borbone , fece costruire i cimiteri per una degna sepoltura.

Trebisacce, 2011
Michele Lofrano
(Presidente Associazione Combattenti e Reduci)

domenica 27 febbraio 2011

Trebisacce-25/02/2011:Dibattito sul 150° e brigantaggio



Comunicati stampa

Dibattito sul 150° e brigantaggio

Proseguono con molto seguito e attenzione le iniziative culturali al liceo “Galileo Galilei” di Trebisacce. In quest’appuntamento di fine febbraio non poteva mancare un dibattito storico e di attualità: il 150° dell’Unità d’Italia, che deve evitare la retorica, il dispendio di pubblico denaro e tenere presente non solo i soliti “padri della patria” ma anche quelli che non hanno avuto voce o sono stati tenuti all’ombra anche dai libri di storia, imposti nelle nostre scuole pubbliche.
Il tema trattato al “Galilei” è stato questo: “Brigantaggio-ribellismo o proposta politica”. Il dirigente dell’istituto Tullio Masneri e il prof. Gianni Mazzei, ideatori di queste belle manifestazioni, hanno fatto un’ampia premessa sulla storia unitaria, sulla situazione del Mezzogiorno e sul fenomeno sociale della ribellione delle masse, che sono state costrette a darsi alla macchia, dando vita al brigantaggio postunitario che si è protratto dal 1860 al 1865, con gravissime conseguenze politiche. Gli interventi sono stati intervallati dalla lettura di alcuni pezzi di Vincenzo Padula e da poesie dialettali che riguardano la situazione politica e sociale del 1800 e i briganti calabresi.
Il prof. Mario De Bonis, originario di un paese silano e docente di materie letterarie a Rende, nonché autore di un libro sui bandi nella repressione piemontese, ha tenuto una dettagliata relazione sulla storia del brigantaggio, che non è stato affatto un fenomeno locale ma era già diffuso ai tempi dei Romani. Questo è stato subito confermato dal secondo intervento fatto da Giuseppe Rizzo, coautore di una vasta ricerca sul brigantaggio del Pollino calabro-lucano (La banda di Antonio Franco), citando gli storici Hobsbawm e Broudel, i quali hanno parlato di questo “fenomeno molto antico, diffuso in tutto il Mediterraneo”; Bertold Brecht aggiunge che “i ribelli sono là dov’è oppressione”.
I relatori hanno subito precisato che quando si parla di brigantaggio si affronta pure un “rischio”, perché lo si può romanticamente “mitizzare” o “criminalizzare”, facendo ascoltare una canzone di Leonardo Riccacrdi, del gruppo “Suoni” di Terranova di Pollino, dedicata al capobanda Antonio Franco: “Nisciùno nàsc delinquent”. Rizzo ha proiettato e commentato una serie di foto che spiegano tutte le fasi di questo fenomeno di devianza sociale dell’800: contadini e pastori, donne che arano con i buoi, ragazzini e ragazzine che, pascolano pecore e porci; ed ecco le scene della ribellione contro i “galantuomini”, gli usurpatori delle terre demaniali. Seguono le foto della ferocissima repressione dei 120 mila Piemontesi contro i 13 mila ribelli, uccisi come “cinghiali”: la fine di Ninco Nanco e lo strazio effettuato sulla brigantessa Michelina De Cesare; e infine, la durissima scelta dell’emigrazione, con i bastimenti e i barconi che ricordano i gommoni dei profughi di oggi.
Quindi, il dibattito al liceo “Galilei” è stato di scottante attualità, e ha “provocato” l’intervento di numerosi presenti: Vincenzo Filardi, direttore del mensile “Confronti”, l’ing. Aloia, Antonio Granata, il sig, Corrado e altri; o Filardi e il prof. Persicehella, docente di filosofia nello stesso liceo di Trebisacce, ha dato inizio all’aspetto più interessante della discussione: “ma i briganti avevano un progetto politico o servivano i Borbone?” . Si è risposto che i briganti si accorsero troppo tardi di essere stai usati dai Borbone ma non ebbero la fortuna di studiare: comunque il loro progetto era quello della questione delle terre che toccavano ai contadini, ma lo Stato unitario, rappresentato anche dai vecchi “galantuomini” borbonici passati trasformisticamente con i liberali, non è stato capace di risolvere la secolare questione meridionale”. Il “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa insegna.

Spezzano Albanese-26/02/2011:La scuola e i Beni Culturali per raccontare il contributo degli Italo – Albanesi al Risorgimento e all’Unità d’Italia


La scuola e i Beni Culturali per raccontare il contributo degli Italo – Albanesi al Risorgimento e all’Unità d’Italia

Un incontro istituzionale nel pieno della dialettica culturale



I lavori coordinati dalla Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo della Comunità di Spezzano Albanese saranno conclusi dal Consulente Culturale Presidenza della Camera dei Deputati per i 150 anni dell’Unità d’Italia e responsabile Minoranze Linguistiche del MiBAC Pierfranco Bruni









“Gli Arbëreshë e l'Unità d'Italia” è il tema del convegno che si terrà mercoledì 2 marzo a Spezzano Albanese (Cs). L'appuntamento, nell'ambito dei festeggiamenti del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, servirà a fare chiarezza sul ruolo delle minoranze etnico-linguistiche, nello specifico quella arbëreshe, in questo particolare processo storico che ha unito, sotto un'unica bandiera, le regioni italiane.

Anche la cittadina di Spezzano, in questo senso, ha avuto un ruolo preciso fornendo alla causa garibaldina anche uomini di illustre valore come Vincenzo Luci, Antonio Nociti e Gennaro Cassiani.
A promuovere la serata è l'Istituto Comprensivo Statale spezzanese, in collaborazione con le Associazioni Culturali MeEduSA, Bashkim e Sipario, guidato dalla Dirigente Scolastica Rosina Costabile.

«Crediamo che sia di fondamentale importanza aderire alle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia -ha asserito il capo d'istituto-. Soprattutto perché Spezzano, oltre ad avere avuto un ruolo nel processo di unificazione, così come tanti altri paesi albanofoni, ha anche ospitato “l'Eroe dei due Mondi” l'1 settembre 1860».
La location in cui si svolgerà l'evento sarà l'Aula Magna della Scuola Media, dove, a partire dalle ore 18.30, saranno chiamati a intervenire, dopo i saluti del sindaco Giovanni Cucci, l'Ispettore Dirigente Tecnico del Ministero Iur Francesco Fusca, il Cultore di storia locale Francesco Marchianò, e don Vincenzo Longo, già parroco della cittadina arbëreshe e storico.

La serata, coordinata dalla stessa Dirigente Costabile, vedrà le conclusioni di Perfranco Bruni, Consulente culturale della Presidenza della Camera per i 150 anni dell'Unità d'Italia e Responsabile del Ministero dei Beni Culturali per il progetto Etnie e Unità d'Italia.
«Bisogna rileggere il quadro storico pre Unità d'Italia -afferma Bruni- e il coinvolgimento nel progetto risorgimentale delle comunità di lingua e di etnia arbëreshe. Queste comunità, infatti, pur portandosi dietro una appartenenza culturale e valoriale importante, sono riuscite a svolgere un compito di estrema importanza e di collante con i Paesi Italo - Albanesi, tanto che Garibaldi trovò ospitalità in queste comunità all'insegna del tricolore».
Nel corso dell'evento, patrocinato dal MiBac e dal Comune di Spezzano Albanese, verrà presentato il volume “Spezzano Albanese per l'Unità d'Italia (1848-1866)”, mentre i ragazzi dell'Istituto comprensivo allieteranno gli interventi con musiche e canti del periodo storico in esame.

giovedì 24 febbraio 2011

Trebisacce-24/02/2011:Che i festeggiamenti abbiano inizio?


Che i festeggiamenti abbiano inizio?

Chissà se i nostri Padri costituenti furono sì previdenti, lungimiranti e prudenti nel formulare gli articoli costituzionali concernenti l’esercizio delle libertà? Evidentemente la risposta, per noi, non può che essere affermativa constatando che perfino in occasione del centocinquantenario della Unità di Italia si può esercitare, senza la benché minima limitazione, il diritto di libertà. Corre il 18 di febbraio ed in seno al Consiglio dei Ministri si discute per proclamare il 17 di marzo festa nazionale di tutti gli Italiani. Dovrebbe trattarsi di un atto puramente formale, punto di congiunzione del consenso di tutti i Ministri, espressione della maggioranza parlamentare, quindi del popolo sovrano; purtroppo non sempre la teoria si traduce in pratica. Il governo approva un decreto in virtù del quale il 17 di marzo diventa festa nazionale a tutti gli effetti civili; l’unanimità è lontana, le assenze per impegni istituzionali o per malattia (siamo pure sempre in inverno!) cedono il campo al dissenso, ancora una volta verde dipinto, impersonato dai Ministri Bossi e Calderoli. E’ proprio quel “birbante” di un Calderoli a rendere note le ragioni del dissenso: non vi è copertura finanziaria a causa della disastrosa crisi economica del Paese, derivante dal debito pubblico eccessivo; ancora, per la incostituzionalità del decreto. Chissà quale norma di rango costituzionale è lesa. E’ fantascienza pura; i Padri costituenti, nello svolgere così alacremente, minuziosamente e magistralmente il compito per cui sono stati eletti, sono responsabili di superficialità per non avere contemplato, tra le innumerevoli norme costituzionali, la previsione del giorno dedito alle celebrazioni dell’Unità di Italia? Ecco spiegato l’inspiegabile: la incostituzionalità del decreto. Mah!

Giuseppe Carbonara

mercoledì 23 febbraio 2011

Taranto-23/02/2011:"I colori della Bandiera, le Etnie e l'Unità d'Italia"


"I colori della Bandiera, le Etnie e l'Unità d'Italia"

LUNEDI' 28 FEBBRAIO CSR "FRANCESCO GRISI"

MOSTRA TRA I COLORI E LA PAROLA NEL SEGNO DELL'UNITA' D'ITALIA

A 150 ANNI DALL'APPROVAZIONE AL SENATO DEL DECRETO DI NASCITA DEL REGNO D'ITALIA

CURATA DA PIERFRANCO BRUNI



LA BANDIERA ITALIANA, LE ETNIE STORICHE NELLA LINGUA NAZIONALE,

LA LETTERATURA TRA RISORGIMENTO E UNITA’ D’ITALIA

UNA MOSTRA TRA ARTE, STORIA E PROCESSI LETTERARI

L'ITALIA ALLE SOGLIE DELL'UNITA' D'ITALIA



L' identità nazionale, i “colori” della Bandiera, le etnie delle minoranze linguistiche e l’Unità d’Italia.

Sono questi gli elementi che si intrecciano nella mostra dal titolo "I colori della Bandiera, le Etnie e l'Unità d'Italia" che sarà inaugurata nella Sala del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” di Carosino (Taranto) Via Vittorio Veneto, 27 (info. 349 4282197) il prossimo lunedì 28 febbraio alle ore 19.00. Proprio il 28 febbraio di 150 anni fa è stato approvato al Senato il Decreto di nascita del Regno d'Italia. Mentre alla Camera dei Deputati veniva approvato il 14 marzo. La promulgazione avvenne il 17 marzo 1861.

La pittura "nazionale e nazionalista", l’idea di Patria e la Bandiera italiana nei colori di Francesco Grisi e nei processi “contaminanti” della presenza della cultura delle minoranze linguistiche in Italia: una linea complessa ma affascinante che segna una riflessione tra l’idea di Patria e la visione di un modello contaminante tra lingue, arte e letteratura.

La manifestazione rientra nel Progetto "Etnie, letteratura e identità nazionale" del MiBAC, Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali e il Diritto d'Autore, il cui coordinamento è affidato a Pierfranco Bruni, Responsabile del Progetto Minoranze Linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Nell'occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia prosegue il viaggio nella storia del Risorgimento grazie ad una Mostra pittorica di Francesco Grisi sul tema "L'Italia e la bandiera" e un tracciato delle presenze minoritarie in Italia grazie a particolari che rimandano ad etnie e legami antropologici tra storia e costume con un percorso accompagnato dai lavori di Piero Andriani.

Francesco Grisi (1927 – 1999) oltre ad essere stato uno scrittore e un intellettuale si è dedicato anche ad una sperimentazione pittorica attraversata dalle avanguardie, dalla cultura nazionale, dal Futurismo, come vera e unica avanguardia italiana, dalle forme vitali delle contaminazioni etniche, e da visioni astratte. Il suo libro sulla "Storia dei Carabinieri" e il saggio su "Mazzini" costituisconoo una chiave interpretativa nei processi storici dialettici di queste settimane.

Il percorso che, in questa occasione, si propone è lo studio pittorico che Grisi ha compiuto intorno ai colori della bandiera italiana e una mostra sulle “Etnie storiche in Italia e i suoi colori” tracciata da Piero Andriani.

"Una mostra originale che pone in evidenza il concetto di identità nazionale in una proposta in cui la griglia culturale è rappresentata dai valori e dagli ideali di Patria. Infatti il tema dominante è il patriottismo attraverso il colore della Bandiera e delle etnie. Grisi lo fa con molta cura in uno sviluppo pittorico in cui i tre colori della bandiera italiana sono posti all'attenzione nella loro specificità artistica. Da Futurista e studioso di Mazzini pone al centro non l'idea di Nazione in sé ma il valore di Patria. In questo gioco ad incastro i simboli costituiscono una chiave di lettura fondamentale e la bandiera per Grisi è il simbolo portante per una civiltà che nasce non tanto durante il Risorgimento, ma è il Risorgimento che raccoglie testimonianze e testimoni di culture e di incontri. all'interno delle storie dell'Italia e del Mediterraneo".

La Bandiera di Francesco Grisi e le Etnie storiche nei colori sono il segno tangibile di un processo in cui l'idea di Unità Nazionale costituisce il perno centrale.

Per l'occasione si collegano alla mostra tre saggi. Il primo di Pierfranco Bruni dal titolo "Lo scrittore e il viandante" (CSR) nel quale si vive un viaggio tra scrittori in una temperie Risorgimentale e Novecentista: da De Amicis a Carducci, da Pascoli a D'Annunzio sino a Prezzolini che studia l'italianità di Dante, Petrarca e Boccaccio, insieme ad un DVD dove si racconta il tracciato di Edmondo De Amicis attraverso la lettura della studiosa Marilena Cavallo con l’introduzione della ricercatrice Micol Bruni.

Il secondo dal titolo “Le minoranze linguistiche nella cultura del Mediterraneo", con saggi su identità territoriali e culture nazionali al centro dei processi antropologici del Mediterraneo.

Il terso libro è dedicato al Risorgimento: "Oltre l'incompiuto. letteratura e Risorgimento per una nuova idea d'Italia" con contributi di Gerardo Picarco, Pierfranco Bruni, Tonino Filomena, Marilena Cavallo, Micol Bruni.

"Gli scrittori Italiani tra Risorgimento e modernità, tra identità nazionale e contestualizzazione etnica afferma Pierfranco Bruni, sono un percorso inevitabile nella temperie che viviamo. La formazione risorgimentale e quella post - unitaria sono elementi caratterizzanti nei processi culturali che hanno guidato il percorso narrante di alcuni scrittori fondamentali della letteratura italiana: da Carducci a D'Annunzio, da De Amicis a Prezzolini. Il ruolo della letteratura e l'identità italiana in una lettura antropologica ed etno - linguistica rappresenta un intreccio radicante tra le pagine di un progetto in cui la lingua italiana e i linguaggi della narrativa e della poesia si sono incontrati soprattutto sul piano di una interpretazione critica e storica proprio sulla base di un intreccio tra Patria ed Etnie".

Dal Carducci ponte tra due secoli alla Bandiera di Grisi è un itinerario in cui la letteratura si intreccia con la pittura. In fondo nei libri in esposizione il viaggio che si compie assume valenze sia storiche sia letterarie sia antropologiche. Il D’Annunzio dell’identità nazionale e il De Amicis che unisce all’interno della scuola il Nord e il Sud trovano nel Prezzolini fortemente radicato nella cultura letteraria della storia italiana una proposta educativa. Grisi propone i simboli dell’italianità e del concetto di Patria e nei saggi proposti si racconta lo scrittore italiano che dal Risorgimento si rivolge alla contemporaneità sino ad una analisi sulle etnie del e nel Mediterraneo.

Sia nelle Bandiere di Grisi che nel percorso dei colori etnici l’Identità Nazionale è un modello per ritrovare l’etica di una civiltà. La mostra e i tre saggi sono un incontro con il quale si avvia un progetto sul valore di Patria, sui simboli, sui linguaggi etnici antropologici, sull’identità nazionale e letteratura.

mercoledì 1 dicembre 2010

sabato 27 novembre 2010

Albidona-27/11/2010:I miracoli della Madonna del Cafaro.



I miracoli della Madonna del Cafaro.

Narra la leggenda che,tanto tempo fa, nel lontano ‘700, miliardi di cavallette invasero i campi di grano del Comune di Albidona. La popolazione era disperata e pensò di invocare la Madonna del Cafaro, che portarono, per l’occasione, i fedeli in processione-e si racconta- che la Madonna avendo rilevato che la popolazione viveva quel disagio intervenne e ordinò alle cavallette di desistere dall’assalto al grano e così fù:le cavallette volarono via e presero la via del mare. A miracolo avvenuto le campane della Chiesa della Madonna del Cafaro suonarono a lungo e il rintocco delle campane si sentiva da lontano, tant’è che l’eco si diffuse in lungo e in largo ed entrò in tutte le abitazioni, anche rurali, della popolazione albidonese. In quel momento il soffio di un venticello che saliva dalla ‘fiumarella’ inebriò di profumo di ginestre e di bianco spino, di rose rosse selvaggine le pastorelle che ogni mattina conducevano al pascolo gli agnellini. A completare il quadro vi è il canto degli uccellini che cullavano e addormentavano le pastorelle e inducevano le persone a pensare che ognuno di loro, senza peccati, va nel Regno dei Cieli verso un riposo sereno ed eterno. Scrittori e poeti sono gli autori e i protagonisti di questi versi d’amore. Al miracolo delle cavallette ne fece seguito un secondo sempre ad opera della Madonna del Cafaro e Vi racconto in sintesi la storia. Il 7 Maggio del 1931 dei ladri rubarono la spada di San Michele Arcangelo di Albidona e gli orecchini di brillanti della Madonna del Rosario che, per altro, non furono più ritrovati. La spada di San Michele Arcangelo fu ritrovata dai Carabinieri , ridotta in quattro pezzi e nascosti dietro un quadro e cementati nel muro dell’abitazione di uno dei tre ladri che era
di Amendolara. Subito dopo il furto della spada, i ladri ,con in un sacco la refurtiva, passarono davanti alla Chiesa della Madonna del Cafaro per raggiungere Amendolara,e nel mentre tentavano di andare avanti per guadagnare la strada che conduceva al nascondiglio della refurtiva, stranamente, a causa di una forza miracolosa, tornavano indietro e cioè verso il luogo dell’avvenuto furto. Ad un certo punto uno dei ladri, più sensibile, esclamò: “E’ peccato!, E’ peccato! Perciò la Madonna del Cafaro indietro ci fa tornare e, perciò, la refurtiva dobbiamo restituire!”. Poi i ladri, nonostante l’impedimento, continuarono per la loro peccaminosa strada, ma il miracolo si compì e la spada dai Carabinieri fu ritrovata.

Michele Lofrano
Presidente Associazione Combattenti e Reduci
Via Bolzano,4-tel.0981/51640
Trebisacce

domenica 31 ottobre 2010

Trebisacce-31/10/2010:Furto sacrilego ad Albidona.




Furto sacrilego ad Albidona.

Un furto sacrilego fu commesso ad Albidona il 7/5/1931. Io ricordo che ero ragazzino e stavo rientrando a casa, insieme con i miei compagni, ma verso la mezzanotte ci sorprese un terribile temporale. Tuoni e lampi a non finire, sembrava la fine del mondo! Senza luce ci siamo abbracciati gli uno con gli altri e facendoci coraggio abbiamo raggiunto la casa più vicina di un compagno del gruppo. La madre accese il fuoco e così trascorremmo la notte vicino al focolare. La mattina apprendemmo tutti la triste notizia:”Hanno rubato la spada a San Michele Arcangelo nella Chiesa Madre!”.
Proprio durante quel temporale che faceva pensare alla fine del mondo, avveniva il furto.
I Santi non si vendicano..ma San Michele ha dimostrato che la spada non la voleva toccata.
Difatti fu poi ritrovata ad Amendolara ridotta in quattro pezzi e fabbricata nel muro.
Durante il giorno uno dei tre ladri si nascose all’interno del campanile della chiesa, e di notte aprì la porta della chiesa ed entrarono altri due complici e rubarono la spada a San Michele e
gli orecchini di brillanti alla Madonna del Rosario, mai più ritrovati, che vennero offerti per devozione nell’800 dalla moglie del Duca di Campochiaro. A quei tempi comandavano i Duchi. La Famiglia dei “Chidichimo” vennero da Napoli come amministratori del Duca, che fu poi assassinato dal nipote e tutte le sue ricchezze rimasero ai “Chidichimo”, compreso il palazzo del Duca e poi il palazzo dei Chidichimo. Il nonno di Luigi Chidichimo, due volte deputato, fece costruire la strada per albidona nel 1872 quando si costruì anche la ferrovia. La spada sacra dicevo che fu ritrovata.
E fu proprio mio nonno, Antonio Rescia, che vide all’alba passare tre individui dalla masseria di ‘cozzaro’ vicino ad Amendolara e uno dei tre con un sacco addosso. Riconobbe, in particolare l’amendolarese, perchè gli portava sempre la legna. L’Antonio Rescia disse ai tre passanti:” Cercate lavoro? Io ho tanto bisogno!”. Risposero:”Il lavoro lo fanno i fessi!”. Quando più tardi si diffuse la triste notizia del furto della spada, Antonio Rescia smise immediatamente di lavorare e si recò presso la caserma dei Carabinieri di Trebisacce e raccontò al Maresciallo tutto quanto accadde quella mattina di buon ora. Sulla base di questa segnalazione i Carabinieri si recarono ad Amendolara a casa di questo individuo e perquisirono tutta la casa, ma
non trovarono niente. Quando stavano per andar via il Maresciallo guardò per caso dietro un quadro e vide del bagnato, tornò indietro e disse ai Carabinieri:” Scavate, scavate! che qui nel muro di sicuro c’è la spada!”. I Carabinieri iniziarono a scavare e immediatamente gridarono: “Abbiamo trovato la spada!”. Il Maresciallo esultò di felicità e disse:” Ecco il miracolo di San Michele! La spada abbiamo trovato!””Ma guarda che disprezzo!,ma guarda che disprezzo! Hanno fatto la spada in quattro pezzi!”. Il Maresciallo dopo il rinvenimento della refurtiva chiese al ladro:” Come avete fatto a rubare la spada ad un Santo?”- Risposero:”Sì, è vero noi ci siamo pentiti. Quando giungemmo alla Cappella del ‘Cafaro’ avvenne che per ben tre volte anziché andare avanti tornammo indietro e ci siamo detti- peccato!, peccato! ecco perchè tre volte indietro siamo tornati!”-Uno dei tre ladri vive ancora nel Comune di Amendolara ed ha 92 anni. Voi che avete letto questa storia così dolente vorrei che la terreste sempre presente.


Michele Lofrano
Presidente Associazione Combattenti e Reduci
Trebisacce

mercoledì 27 ottobre 2010

Albidona-27/10/2010: Intervista a Giuseppe Paladino (di Giuseppe Rizzo)


L'intervista continua ma il blog non accetta il Pdf (per continuare la lettura contattare Giuseppe Rizzo)

venerdì 3 settembre 2010

Trebisacce-02/09/2010: "La Festa del Mare" -50 anni fa


Calabria Ora
P.S. Notizia storica recuperata da Walter Astorino

mercoledì 21 aprile 2010

Trebisacce-21/04/2010: L'eroe Alfredo Lutri

LUTRI Santino Alfredo
Medaglia d'oro al valor militare

• Cenni storici e normativa dell'onorificenza
Bersagliere ( Bersaglieri , 11° reggimento bersaglieri )
Luogo di nascita: Trebisacce (CS)
Data del conferimento: 1941
Alla memoria
motivazione:
Motociclista in esplorazione avanzata, fatto segno ad intenso fuoco dal nemico in agguato, persisteva nel suo compito di ricognizione, finché veniva colpito gravemente insieme al compagno di macchina. Con supremo sforzo, riprendeva la guida della motocicletta per comunicare al proprio comandante l’esito della ricognizione e per portare in salvo il compagno. Si abbatteva morente subito dopo, ma accennava soltanto alla ferita del compagno, perché gli fosse data la precedenza nelle cure. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di spirito militare e di cameratismo, fino al supremo sacrificio. Pokrowskoie (Fronte russo), 11 agosto 1941.
La data del Decreto è in corso di verifica

Trebisacce:21/04/2010: L'eroe Alfredo Lutri