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sabato 7 gennaio 2012

Trebisacce-07/01/2012: Blitz a Cortina (di Gianni Mazzei)


Parto dal presupposto che in uno stato democratico il Parlamento fa le
leggi, il governo dirama circolari e poi la pubblica amministrazione,
nei vari ambiti, controlla se vengono applicate.
Ora, l'evasione è un
problema annoso specie in Italia, presente,come fenomeno di malcostume,
sia con governi di sinistra sia con governi di destra.
Se prima
dell'altro ieri non c'è stato un episodio così eclatante come quello di
Cortina( lodato dal premier Monti), ciò da spazio a due riflessioni:
1)
la pubblica amministrazione è,come forma mentis, succube del governo,
altrimenti avremmo avuto anche prima e non solo ora ,in modo e
episodico e propagandistico , un atteggiamento rigoroso e attento
sull'evasione, visto che normative e leggi ci sono,
2) è pericoloso
d'altra parte questo episodio, non per quello che dice la destra o il
Sindaco di Cortina ( Cicero pro domo sua), ma perchè fa capire che pur
essendo l'Italia formalmente una democrazia , gli apparati dello stato
sono sensibili a decisioni politiche al di là dalla legge che è l'unico
orizzonte( o dovrebbe essere) per tutti, legislatore e popolo.
In una
democrazia sana non si vive di umori per placare il giusto risentimento
del popolo, ma di sobrietà e di rigore.
Monti avrebbe fatto bene come
inizio del suo governo intaccare privilegi di potentati e delle caste,
compresa quella politica , e non fermarsi ad azione dimostrativa che sa
più di demagogia che di democrazia. L'umore è una cosa pericolosa,
attiguo a situazioni illiberali( Mussolini diceva di voler suscitare
emozioni); la democrazia ha bisogno di raziocinio, rispetto della
verità e della Costituzione.

gianni mazzei

trebisacce
COMMENTO:
Confesso il mio scarso entusiasmo ad intervenire nel dibattito sulle polemiche scatenate dai controlli fiscali dei giorni scorsi a Cortina d'Ampezzo; ma amici, colleghi e lettori del nostro foglio sindacale mi costringono a scrivere qualche riga su quest'episodio.

Concordo anch'io con quanti affermano che l'operazione del personale delle Agenzie delle Entrate e delle Fiamme Gialle ha avuto l'aspetto di una "display determination", di una dimostrazione di fermezza sulla falsariga delle esercitazioni a politica attiva che venivano gestite dal Comando Nato delle FTASE di Verona quando questi era operativo (ed una di queste esercitazioni, che si svolgeva a settembre, era appunto la "dispaly determination". Nelle esercitazioni a politica attiva veniva - e viene - caldeggiata la presenza dei rappresentanti degli organi di informazione); detto questo, i controlli fiscali sono doverosi e vanno fatti senza soluzione di continuità.

Quanto poi alle lamentele del sindaco di Cortina o del presidente della Regione Veneto, ritengo che quando saranno aperti negozi di ultralusso nel comune scaligero dove risiedo (Lavagno) o in quello di montagna di cui è originaria mia moglie (Giazza di Selva di Progno) o in quello dell'Alto Jonio consentino che ha dato i natali ai miei genitori (Villapiana), si debbano effettuare i controlli anche lì, magari con una Guardia di finanza smilitarizzata ed ancor più professionalizzata nel settore della polizia tributaria; ma fino ad allora, anche se mi piace poco, ben venga una "display determination" fiscale laddove lavorino bottegai affetti da "Alzheimer localizzato e momentaneo", nel senso che non ricordano di battere lo scontrino quando devono.

Antonio MAZZEI

martedì 27 dicembre 2011

Trebisacce-27/12/2011: Tra i libri da leggere...vi è quello di Sara De Bartolo

Trebisacce-27/12/2011: DEMOCRAZIA: NESSUNA TEORIA VALIDA DEL “GOVERNO DEL POPOLO”


Giulio Burgo

DEMOCRAZIA: NESSUNA TEORIA VALIDA DEL “GOVERNO DEL POPOLO”


di GIULIO BURGO


In una precedente nota, pubblicata sul mensile “La Palestra” del novembre 2011, abbiamo riportato quanto ha scritto Karl R.Popper sulla responsabilità degli intellettuali.
Uno scritto tratto dal libro dello stesso Popper “Tutta la vita è risolvere problemi”.
Oggi ci piace far conoscere quanto lo stesso autore ha scritto sulla “teoria della Democrazia”.
Leggiamo:
“Come ognuno sa “democrazia” sta a significare “governo del popolo” e “sovranità del popolo”.
Il significato della parola, però, non ci è di molto aiuto.
E ciò perché da nessuna parte il popolo governa; a governare, ovunque, sono i governi ( e, purtroppo, anche la burocrazia, cioè gli impiegati statali che possono essere solo difficilmente o per niente affatto richiamati alla loro responsabilità).
Tutte le nostre democrazie non sono governi del popolo bensì governi di partiti. Cioè governi di leaders di partito.
Considero come una sfortuna partiti troppo numerosi e perciò anche il sistema elettorale proporzionale.
E ciò per la ragione che un numero elevato di partiti porta a governi di coalizione in cui nessuno è responsabile davanti al popolo.
Difatti, più grande è un partito, meno è unito, e meno è democratico, tanto meno influenza hanno quanti votano per esso, sulla direzione del partito e sul programma di partito.
La convinzione che un Parlamento eletto secondo il sistema proporzionale sia uno specchio migliore del popolo e dei suoi desideri è una falsa convinzione.
Un Parlamento del genere non rappresenta il popolo e le sue opinioni, bensì unicamente l’influenza dei partiti (e della propaganda) sulla popolazione nel giorno delle elezioni.
E rende più difficile che il governo delle elezioni divenga quello che potrebbe e dovrebbe essere: il giorno del giudizio del popolo sull’attività di governo.
Se ci sono pochi partiti allora i governi saranno piuttosto governi di maggioranza e la loro responsabilità sarà chiara e precisa.
Non esiste, dunque, nessuna teoria valida del governo del popolo; nessuna teoria valida che esiga il sistema proporzionale.
Più partiti ci sono, più difficile è la formazione del governo.
Il sistema proporzionale rende possibile, anche a piccoli partiti, di avere un grande influsso, spesso decisivo, sulla formazione del governo e con ciò anche sulle decisioni politiche del governo.
Questo tutti lo ammettono e tutti sanno che il sistema proporzionale aumenta il numero dei partiti.
Un piccolo partito può rovesciare un governo anche senza una nuova votazione, senza un nuovo mandato del corpo elettorale e può formare un nuovo governo anche insieme ai partiti di opposizione, in grottesco contrasto con l’idea che si trova alla base del sistema proporzionale: l’idea che il peso di un partito debba corrispondere al numero dei suoi votanti.
Queste cose capitano spesso. E lì dove esiste un grande numero di partiti e dove perciò le coalizioni sono la regola, sono diventate cose quasi scontate.
Il sistema proporzionale crea il pericolo che la decisione elettorale della maggioranza sia minimizzata e con ciò anche l’influsso di una sconfitta elettorale sui partiti, un benefico influsso, che la democrazia può utilizzare”.
Non vi sembra che quelle di Popper possano essere considerazioni da ritenere attuali?
E’ certo che non manca la polemica politica.
GIULIO BURGO

domenica 20 novembre 2011

Trebisacce-20/11/2011: “Libertà e responsabilità degli intellettuali” di Giulio BURGO


CONOSCIAMO KARL R. POPPER

“Libertà e responsabilità degli intellettuali”

di Giulio BURGO


Crediamo sia interessante e anche utile far conoscere alcuni scritti “sulla conoscenza, la storia e la politica” di Karl R. Popper, il più grande filosofo della scienza mai esistito (P.B.Medawar).
Sono scritti pubblicati sul libro “ Tutta la vita è risolvere problemi” con premessa di Dario Antiseni.
Oggi riportiamo uno scritto sull’argomento “Libertà e responsabilità degli intellettuali”.
Leggiamo: “Io penso agli intellettuali, dunque a persone interessate alle idee, pertanto a persone che leggono e che forse anche scrivono.
Sono stati e siamo noi intellettuali ad avere continuamente fatto le cose più cattive per viltà, per presunzione, per orgoglio. Noi, che abbiamo un particolare obbligo verso coloro che non potettero studiare, siamo i traditori dello spirito. Abbiamo inventato e propagato il nazionalismo, seguiamo tutte le mode stupide.
Vogliamo metterci in mostra e parliamo un linguaggio incomprensibile, fatto solo per impressionare, erudito, artificioso.
L’arroganza, la prepotenza, la saccenteria, la vanità intellettuale sono questi i vizi meschini cui sono più inclini gli intellettuali.
E’ l’inquinamento del linguaggio che rende proprio impossibile agli altri di parlare con noi in modo razionale e non permette loro di capire che spesso noi parliamo senza senso e che peschiamo nel torbido.
Non voglio accusare più a lungo gli intellettuali.
Voglio invitarli a prendersi finalmente la loro responsabilità nei confronti dell’umanità e della verità.
E’ pura falsità ed è immorale predicare la falsità, anche se si ha il diritto di farlo.
Si esige da noi intellettuali che finalmente guardiamo in faccia la verità oggettiva e che non scambiamo ancora una volta l’uno con l’altro, come nel passato, il paradiso e l’inferno.
Dobbiamo, avanzando criticamente a tentoni, come avanzano a tentoni i coleotteri, cercare la verità oggettiva in tutta modestia.
Non dobbiamo più cercare di posare a profeti omiscienti.
Dobbiamo imparare a fare le cose nel miglior modo che ci è possibile e ad andare alla ricerca dei nostri errori.
Ma questo significa che dobbiamo cambiare noi stessi.
La speranza più grande è che essi, pur essendo arroganti, non siano così stupidi da non capirlo”.
La prossima volta un interessante e “attuale” argomento sulla “teoria della democrazia”.

mercoledì 2 novembre 2011

Trebisacce-02/11/2011:“Il ritratto di Dorian Gray” (di Raffaella Lofrano)


Raffaella Lofrano

Ed eccomi dopo aver letto un libro,uno di quelli che lasciano il segno,uno di quelli da cui crediamo di aver appreso qualcosa,o che,comunque,ci ha regalato dei bei pomeriggi emozionanti,credendo di trovarci a vivere una di quelle avventure,belle o brutte che siano. Ebbene,l’ultimo libro che ho letto mi ha davvero colpita,tant’è che lo considero uno dei miei tre preferiti,pur non avendo in realtà una classifica. Il suo titolo è “Il ritratto di Dorian Gray”celeberrimo e internazionale, causa di scandalo e polemiche, creato dal famosissimo Oscar Wilde. La storia è ambientata in una Londra dell’età contemporanea alla vita dell’autore,quindi in pieno decadentismo inglese, di cui esso ne incarna il manifesto. Si apre in maniera prolettica e già dall’inizio si vede la chiave di tutta la storia:questo fatidico manifesto. Tre i personaggi fondamentali:Basil Hallward (il pittore), Dorian Gray,colui che viene dipinto e che è il protagonista,e Lord Henry Wotton. Tutto inizia in un caldo pomeriggio in cui Basil stava ultimando,in compagnia di Lord Henry,l’opera più bella della sua vita che ritraeva il ragazzo più bello che lui avesse visto sino ad allora. Harry,curioso,voleva conoscere questa sorte di “David” pur considerando il secco No del pittore. Combinazione Dorian arrivò e strinse subito amicizia con Henry, il quale con un discorso sul valore della bellezza,della fortuna del dipinto e della debolezza di Dorian poiché mortale,fece rattristare il nostro protagonista. Questi,in un momento di depressione,delusione e amarezza disse che avrebbe tanto voluto restar giovane e avvenente,e che ad invecchiare fosse stato il suo ritratto. Purtroppo per un caso fortuito ciò avverrà e oltre che invecchiare il dipinto porterà con se tutti i segni della dissolutezza a cui Dorian si abbandona e che lo porteranno a nascondere il dipinto in un posto sicuro oltre che farlo impazzire. Con parole fredde e dure romperà con la fidanzata per un motivo causato dal troppo amore di lei nei suoi confronti ,per Dorian insopportabile. Il dolore porterà la bella Sibyl al suicidio. Dorian si lasciava troppo influenzare da Henry e dai suoi discorsi,causa, forse, delle altre colpe, come l’aver ucciso lo stesso Basil ecc… Dorian,una notte,tagliando la tela che era la causa della sua pazzia rompe l’incantesimo e verrà trovato vecchio e morto, proteso verso l’avvenente dipinto. Ve lo consiglio in quanto sembra di essere spettatori di un film,c’è una morale e si viene strabiliati leggendo gli elevati e interessanti discorsi di Henry. I Temi sono attuali e mostrano l’animo dell’autore. È stupendo!

Raffaella Lofrano
Classe IV ginnasio,sez. A

giovedì 29 settembre 2011

Trebisacce-29/09/2011:L’origine delle università e la chiesa cattolica

L’origine delle università e la chiesa cattolica
E’ risaputo che la nascita delle università è un istituzione nata sviluppatosi in contesti cattolici. in Europa e grazie allo stimolo e la supervisione della chiesa cattolica. Nulla di simile è stato concepito in altre culture e popoli. l’ istituzione che oggi conosciamo,con le sue facoltà, corsi di studio, esami e lauree, come la divisione in corsi di laurea e corsi post Lauream, ci viene direttamente dal mondo medievale. La prima università nacque a Bologna per iniziativa di un gruppo di studenti mossi dalla passione ,dall’ardore e il desiderio nei confronti dello studio. Si perchè in origine la parola studio significava forte desiderio di sapere e uno dei significati del termine cultura era quello di coltivare se stessi e le proprie virtù.
Il primo rettore dell’università di Bologna fu uno studente. La chiesa come per tutte le altre università sorte nel medioevo mise a diposizione degli studenti le biblioteche dei monasteri benedettini che già dal sesto secolo per volere di San Benedetto erano obbligatorie. I libri e i manoscritti dove studiare erano costosissimi e si potevono prendere in prestito. Inoltre dato che non vi erano inizialmente strutture per tenere le lezioni la chiesa mise a disposizione degli studenti cattedrali,chiese,sale private, per svolgere le lezioni.
Sin dal principio le università erano connotate da un sistema che permetteva anche agli studenti poveri e meno agiati di poter accedere agli studi. Per esempio lo studente povero poteva coprire le spese copiando manoscritti e rotoli, per conto della stessa università. La chiesa garantì sempre la libertà e l’indipendenza da qualsiasi ingerenza
Tanto che in alcuni casi il papa stesso dovette intervenire sui vescovi locali per evitare la loro ingerenza sull’insegnamento universitario. I professori erano nominati dagli studenti e la loro retribuzione era stabilita dagli stessi in relazione alla qualità degli insegnamenti.
La parola università deriva dal termine che indicava un gruppo di studenti il cui principio era porsi nella direzione giusta per comprendere la verità e vivere l’universalità o l’universale, termine che equivaleva alla parola cattolico. Chiamare quindi le istituzioni universitarie, università degli studi ,equivaleva a definirle allora come cattoliche, non c’era bisogno di specificare. Dire Università cattolica allora significava ripetere due volte il termine.
La seconda università nacque in Europa a Parigi per iniziativa non degli studenti ma dei professori i maestri.
La terza università in ordine di tempo nacque a Napoli per iniziativa imperiale allo scopo di formare essenzialmente funzionari del Re.
Epperò i titoli di studio rilasciati da essa non ebbero il riconoscimento nelle università di Parigi e di Bologna.Con i secoli e soprattutto con l’unità d’ Italia tutte le università nate per volere della chiesa vennero statalizzate perdendo l’autonomia che esse avevano in passato.
Al momento della riforma protestante esistevano ottantuno università di cui trentatrè possedevano un privilegio papale e quindici un privilegio imperiale e venti l’uno e l’altro.….
Per Lutero e i protestanti in genere la cultura doveva essere un bene spendibile sempre in modo pratico e concreto, non ritenendo essi che lo studio potesse essere una semplice passione per il sapere e la sua contemplazione.
Luigi Fabiano

venerdì 23 settembre 2011

Calabria-23/09/2011:LE MINORANZE ETNO – LINGUISTICHE IN ITALIA COME PROPOSTA NEL PATRIMONIO DELL’UMANITA?

LE MINORANZE ETNO – LINGUISTICHE IN ITALIA COME PROPOSTA NEL PATRIMONIO DELL’UMANITA?

IL CASO CALABRIA



PIERFRANCO BRUNI (Responsabile Progetto Etnie del MiBAC): “Le minoranze etno – linguistiche come Patrimonio dell’Umanità? Occorre un progetto articolato complessivo soprattutto alla luce del contributo che le minoranze hanno dato all’Unità d’Italia e al Risorgimento. Ma non possono esserci minoranze di seria A di serie B. Il progetto dovrà avere una articolazione complessiva e ogni comunità potrà e dovrà svolgere quel compito territoriale radicato sul luogo”.







“Candidare a Patrimonio dell’Umanità le presenze minoritarie in Italia, ovvero le minoranze etno . linguistiche, ha una considerevole portata culturale che avrebbe certamente una ricaduta su tutti i territori interessati ma significherebbe dare un senso ai processi storici etnici di cui l’Italia si è formata. E puntare con forza su questo progetto oggi, nell’anno delle Celebrazioni dell’Unità d’Italia, significherebbe anche definire un percorso di partecipazione attiva, di collaborazione e di consolidamento dei cosiddetti ‘popoli altri’ all’unificazione di storie e valori condivisi”. E ciò che ha affermato Pierfranco Bruni, studioso ed esperto di Etnie e letterature e Responsabile Progetto Minoranze Linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel corso di un Convegno svoltosi, nei giorni scorsi, a Faeto, provincia di Foggia, comunità Franco – provenzale e ribadito a Roma in una conferenza stampa durante la presentazione della sua ricerca su “Mediterraneo e minoranze etniche. Beni culturali a confronto. La Calabria non è un caso a sè. Deve rientrare in un progetto complessivo soprattutto con le tre direttrici che si ritrova: Arbereshe, Occitana, Grecanica”. Pierfranco Bruni ha aggiunto, con conoscenza del problema, che occorre un Progetto unico sul patrimonio delle Minoranze Storiche, cosa non facile considerate le eredità, la geografia, le appartenenze, per definire un percorso omogeneo.

“E’ naturale, ha ribadito Pierfranco Bruni, se il progetto otterrà i risultati sperati nelle sedi opportune, che ogni comunità delle 12 riconosciute dalla normativa vigente avrà un ruolo e un compito specifico perché tutte le presenze storiche etniche e linguistiche hanno una loro consistenza che insiste sul tessuto territoriale con una articolazione che gli Enti locali devono poter proiettare in una politica di valorizzazione e di difesa non solo delle lingue ma di tutti gli apparati etno – antropologici”.

“Credo, ha precisato Pierfranco Bruni, che la progettualità in merito a ciò non debba riguardare soltanto la griglia linguistica. Ma insistono, in queste comunità, beni culturali immateriali e materiali che creano un unicum. Bisognerebbe lavorarci con una articolazioni di chiavi di lettura anche perché l’Unità d’Italia e il Risorgimento, restando all’interno di questo specifico evento che tocca tutti, sono stati realizzati nella diversità etniche, nella diversità linguistica e nella omogeneità politica. Il progetto, ha chiosato ancora Bruni, va impostato con una complessità di letture e interpretazioni. Ma i presupposti potrebbero esserci. L’importante è che non si creino delle incomprensioni tra le varie comunità presenti sul territorio nazionale. Gli Enti locali giocano una partita importante ma l’idea e il progetto complessivo devono uscir fuori dai localismi e dalla settorialità pensando delle aperture a tutto tondo”.

sabato 17 settembre 2011

Rocca Imperiale-17/09/2011: in scena l'Orlando Furioso

Scritto dal regista Domenico Corrado.
Da marzo ad ottobre 2012 nello splendido castello di Rocca Imperiale, andrà in scena L'Orllando Furioso... un itinerario spettacolare attraverso i luoghi del castello in compagnia di Ludovico Ariosto che racconta al pubblico le gesta, gli amori, e la pazzia del suo Eroe... le sale, i bastoni, le segrete, i fossati del castello saranno scenario naturale per le performance canore, mimiche, muisicali..., filmiche, drammaturgiche ed emozionali di circa trenta attori che rappresentano gli episodi più rappresentativi del poema... uno spettacolo assolutamente da non perdere, che mutuato dalla esperienza de "L'inferno di Dante nelle Grotte a Pertosa" mi consentirà di misurarsi con quest'altra affascinante esperienza. Naturalmente lo potrò fare solo se i miei "amici" e "Collaboratori" storici, quelli che hanno con me realizzato l'Inferno, per capirci decideranno di accompagnarmi in quest'altra avventura. DmC

martedì 13 settembre 2011

Mondo-12/09/2011:Islanda, quando il popolo sconfigge l’economia globale! Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti? (di Andrea Degl’Innocenti

Islanda, quando il popolo sconfigge l’economia globale! Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti? di Andrea Degl’Innocenti

12 settembre 2011

Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un’altra costituzione

Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L’Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un’eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un’esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L’Islanda è un’isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell’intera Italia, situato un poco a sud dell’immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell’Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di ‘neoliberismo puro’ applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave. Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall’altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull’euro – che perse in breve l’85 per cento – non fece altro che decuplicare l’entità del loro debito insoluto. Alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta.

Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all’Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.

A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l’unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.

Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.

I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito. Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d’Islanda era decisamente troppo.

Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos’altro invece si riaggiustò. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l’Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell’intervista – ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente

A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L’Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l’Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola ‘presidente’ al posto di ‘re’).
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un’assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. “Io credo – ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente – che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet”.

L’Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale

Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l’unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

martedì 30 agosto 2011

Mandatoriccio-29/08/2011:“Proverbi popolari e modi di dire nel dialetto di Mandatoriccio”.

COMUNICATO STAMPA


Nei giorni scorsi, organizzata dal Comune di Mandatoriccio in collaborazione con La Pro Loco, le Associazioni “Sviluppo giovanile” e “Arcobaleno” e con Ferrari Editore, si è svolta la presentazione, in Piazza Duomo, del volume di Franco Emilio Carlino “Proverbi popolari e modi di dire nel dialetto di Mandatoriccio”.
La manifestazione, coordinata dall’Editore Settimio Ferrari, che ha dissertato sulla capacità di un’attività continua, quello della sua Casa Editrice, in favore della Cultura e per la valorizzazione degli scrittori locali, è stata aperta dall’intervento del Sindaco di Mandatoriccio. Angelo Donnici ha dato risalto all’impegno dell’Amministrazione da lui guidata nella riscoperta dell’arte e della cultura attraverso iniziative serie e di ampia portata.
Sul libro di Carlino ha relazionato il giornalista e scrittore Pier Emilio Acri, che ha subito individuato le tre parole-chiave per comprendere l’opera (ben 650 tra proverbi e detti popolari raccolti con pazienza e trascritti in dialetto mandatoriccese): radici, memoria, rispetto. Le tre parole, unite danno il motto del lavoro di Carlino: rispetto per le radici attraverso la memoria.
Il libro di Franco Emilio Carlino è indirizzato soprattutto alle giovani generazioni, affinché possano, attraverso il passato, pensare ad un presente degno di essere vissuto e programmare un futuro migliore. Acri e Carlino hanno a più riprese declamato proverbi e motti popolari, attraverso i quali è scaturita la sapienza antica, che offriva e offre risposte concrete, in forma di proverbi, alla necessità di interpretazione del mondo, come ha fatto rilevare la giornalista e scrittrice Assunta Scorpaniti nella Prefazione del libro.

Rossano, 29 agosto 2011


L’ufficio stampa di Ferrari Editore

lunedì 22 agosto 2011

Trebisacce-22/08/2011:"Piccole donne" -(di Raffaella Lofrano)


Raffaella Lofrano

Ed eccoci ad uno degli ultimi giri di boa dell’estate passata tra amici,mare,famiglia,e pomeriggi passati a leggere. Uno degli ultimi libri che ho letto quest’estate,o meglio,che ho riletto,è il famosissimo “Piccole donne”. È un grande capolavoro dell’infanzia ma che colpisce notevolmente anche gli adulti. L’autrice è Louisa May Alcott e la storia ha come sfondo l’epoca della Guerra di Secessione,intorno al 1861,quindi tutto è svolto in America. Le protagoniste della storia sono quattro giovani sorelle,legate dal valore della famiglia,ma rattristate dalle ristrettezze economiche e dalla paura che avevano per il padre in guerra. La famiglia March è una famiglia umile che, abituata a tempi migliori,cerca di affrontare nel migliore dei modi questa crisi economica venuta come un fulmine a ciel sereno in casa loro. Le quattro ragazze:Meg,Jo,Beth ed Amy ,sono molto obbedienti nei confronti della mamma che vedono come un modello. Ella è molto presente, ma nel contempo lascia tanto spazio alle figlie,lasciandole anche sbagliare se utile,e necessario. Le quattro ragazze sono molto diverse tra di loro, Meg è la maggiore,ed è quella che si direbbe “la donnina di casa”,il suo sogno infatti è quello di vivere nell’alta società,essere ricca,essere una gran dama,ed infatti ci tiene molto alla dignità sua e delle sorelle. Lei ha imparato a proprie spese che tutte queste cose sono meravigliose,ma che se si cerca di badare troppo all’estetica,e a ciò che la gente pensa di noi,bè..spesso si dimentica di rimanere se stessi e si rischia di esagerare. Insomma per qualche giorno è anche bello,ma mai quanto l’affetto e l’amore della sua famiglia. Jo,invece è il maschiaccio di casa,ovvero le pesa molto essere una donna, e ancor di più i limiti che a quel tempo si imponevano alle donne. Lei amava cavalcare, correre, leggere e non badava troppo all’etichetta convenzionale. Aveva una grande passione,quella per la scrittura,ed infatti riuscirà a far pubblicare un suo articolo su un famoso giornale. Guadagna un po’ di soldi facendo compagnia alla vecchia zia March. Cerca di occupare momentaneamente il posto del padre,e come tutte le sorelle cerca di migliorare i propri difetti. È molto amica di Laurence che è il vicino di casa. Beth è la più buona della famiglia, passa le sue giornate a casa,a fare i servizi e ad aiutare la mamma,nonché a giocare con le sue bambole. La sua grande passione è la musica e per lei fu un giorno meraviglioso quando il nonno di Laurence le regalò un pianoforte nuovo, e altri spartiti. È davvero molto timida ed altruista, infatti, per aiutare una povera famiglia fu contagiata dalla tubercolosi e rischiò la morte. In quel momento si nota davvero quanto tutte l’adorassero e non sopportassero di perderla. Amy invece è la piccola di casa, amante del disegno e della creatività, lascia la scuola per alcuni screzi e studia a casa. Vorrebbe diventare una grande dama nonché una pittrice famosa. Il tutto ha un lieto fine:una proposta di matrimonio per Meg, la vita per Beth e il ritorno del papà sano e salvo. È la storia della quotidianità delle ragazze,che giorno dopo giorno si trovano a dover affrontare situazioni che le fanno crescere, migliorare e maturare. In modo tutt’altro che noioso vengono dati molti insegnamenti che infondono anche nel lettore bontà,voglia di controllare i propri difetti e non lamentarsi troppo di quello che non si ha, bensì concentrarsi su quello che di bello ed inestimabile si possiede,come la famiglia e la serietà che sono più preziosi dei diamanti. Mi è piaciuto molto e mi sono immedesimata in tutte le sorelle in tutti gli aspetti. Ecco perché vi consiglio di leggerlo e nel frattempo consiglio a me stessa di leggerne la continuazione ,ovvero: “Piccole donne crescono”.

Raffaella Lofrano
(terza media-"C.Alvaro"
Trebisacce

venerdì 19 agosto 2011

sabato 30 luglio 2011

Trebisacce-30/07/2011: "Non c'è vita senza tradimento" di Gianni Mazzei


Il giorno del giudizio universale
si mise a cantare
il gallo di san Pietro,
ricordando a tutti
pure al Padre eterno
che non c’è vita
senza tradimento.
Egli ,indulgente,
dopo breve pausa
che sembrò agli astanti
più che una condanna
disse sorridente:
“ Sarò indulgente
ma che ci sia stato pentimento”
La massa gorgogliò più
che il mosto
prima che vino sia diventato
temendo il suo destino
diventasse aceto.
Ma il Figlio che scendendo
aveva più esperienza
e non si basava su principi eterni
disse con sorriso di speranza
“la vita già per se stessa
è pentimento
con la fatica di ogni giorno
a inventarsi coraggio
e penitenza”.
E il Padre che poi non
era malamente
con un cenno del capo
annuì più volte
e quella massa immane
entrò e si sedette
beata e felice in paradiso.


gianni

giovedì 28 luglio 2011

Acri-22/07/2011: “ Il giardino di Dida” tra realtà e favola

“ Il giardino di Dida” tra realtà e favola
Anna Maria Algieri presenterà al pubblico il 10 Agosto 2011 in Acri la sua ultima creazione: “Il giardino di Dida”. Trattasi di un romanzo tenero ed appassionante che rappresenta un viaggio introspettivo verso la maturità esistenziale dell’artista.
Il romanzo comprende sette racconti da cui si evince la sequenza di episodi che interrogano l’artista e la portano ad una analisi storica ed edificante del carattere umano. Attraverso eventi, situazioni, oggetti, veri o immaginari, Anna Algieri coglie gradualmente la condizione di ‘conoscenza e consapevolezza’, quali momenti di accettazione e chiarezza di fronte ad emozioni reali, presenti e passati: tutto porta alla verità, al senso della vita e alla sua bellezza.
Lo stile adottato dalla Algieri in questa sua nuova creazione è singolare. Lasciando un po’ da parte la poesia , che la contraddistingue come artista dai ‘pieni toni lirici’ , ci offre un lavoro snello, agile e semplice da leggere.
Il romanzo comprende sette fantasie:
1) Mamma Rosa
2) Riccioli d’oro
3) Le mie bambole
4) Al crepuscolo della Pasquetta
5) Lo sguardo innocente
6) Il giardino di Dida
7) L’amore impossibile
Collocati in quest’ordine i racconti presentano, strutturalmente e per contenuto, il messaggio chiave della ‘proiezione intima’ dell’artista. Affetti , ricordi, episodi e stati d’animo vengono evocati in modo lieve e delicato sotto forma di ‘favola’. Anna Maria Algieri dà sfogo alla sua immaginazione , alla fantasia, lascia parlare la natura, i fiori, il crepuscolo, gli oggetti, gli animali.
L’uso della ‘metafora’ le consente di esprimere meglio aspetti della vita che hanno colpito e ancora ravvivano la sua psiche : si evince il cammino emozionale ed introspettivo che condurrà alla maturità e alla accettazione della vita.
Il romanzo, così come è strutturato, esprime un linguaggio semplice che unisce il momento storico ( legato alla vita personale dell’artista) e quello della favola (legato all’immaginazione, alla finzione). Il lettore dovrà usare discrezione e rispetto per la sensibilità che viene offerta e coglierne la squisita dolcezza e il trasporto emozionale.
Forte di temperamento Anna Maria Algieri nel suo romanzo propone ‘valori e simboli’ radicati nello spirito umano che nutrono continuamente l’esistenza: la figura della madre ( mamma Rosa), i ricordi e i giochi adolescenziali ( Riccioli d’oro – Le mie bambole), la paura di smarrirsi ( Al crepuscolo della Pasquetta), la cecità fittizia ( Lo sguardo innocente), l’amore puro e sacrosanto minato dall’infedeltà ( Il giardino di Dida), l’amore struggente della passione ( L’amore impossibile).
Questi elementi parlano della condizione dell’uomo costretto a trascinare con sé il proprio ‘fardello ‘ esistenziale. Il romanzo colpisce per la sua semplicità ed umiltà, caratteristiche proprie dell’artista che lo ha partorito: si vive così la magia della realtà e della favola.
Giuseppina Raio

Foggia 27/8/2011

venerdì 15 luglio 2011

Trebisacce-15/07/2011: Molta retorica, poca etica (di Gianni Mazzei)


succede che politici,anche di rilievo ( per quello che vale in Italia,
in cui i veri politici si contano sulle dita di una mano, come un
Cavour o un De Gasperi), sono animosi oltre misura, con gravi errori di
valutazione e poi,una volta che diventano notabili, si placano nella
più appiattita sonnolenza dell’intelligenza.
E ‘ successo anche al nostro presidente della Repubblica: quando
faceva politica attiva non riuscì a capire o non volle capire il volto
truce del comunismo nel momento dei carri armati sovietici in Ungheria;
ora, da notabile della politica, invita in modo ossessivo all’unità e
al senso della patria, con gravi danni sia storici ( e la storia è
ricostruzione dei fatti rigorosa) come è avvenuta per i festeggiamenti
dei 150 allorchè l’altra Italia, la solita per altro, quella
sacrificata e umiliata non è stata citata per niente, dal disagio
sociale del brigantaggio alla figura anomala,perché seria e vera, di
Gramsci; sia danni sociali come in questa manovra, chiedendo il solito
consocionismo ( tra destra e sinistra) per salvare l’immagine nazionale
e ne ipotizza altri di questi momenti di ammucchiata,senza più il ruolo
serio di una maggioranza che deve governare e una minoranza che deve
vigilare.
Penso che non sia scandaloso ipotizzare che sia stato questo
atteggiamento “buonista” di Napoletano a spingere il ministro Tremonti
a creare un’immagine peregrina che fa sempre effetto( in Italia basta
un’infarinatura per avere l’aria di acculturati) dell’affondamento del
Titanic ( o forse è una previsione per l’anno prossimo, visto la
ricorrenza dei cent’anni dell’affondamento?).
Se l’Italia affonda affonda anche la prima classe ha detto : a parte
il fatto che chi è ricco e garantito viaggia con altri mezzi, ma anche
nel caso specifico le scialuppe non saranno certo per il popolo, ma per
chi è abituato ai privilegi.
La verità è cosa seria e il vero e onesto politico si determina da
ciò: non l’unità presunta e poi falsa che fa male solo al popolo, ma
quella che dica con rigore: tasse ai ricchi, smantellamento di
privilegi, sfoltimento di burocrazia e rappresentatività con meno
deputati, meno consiglieri ecc.
Vogliamoci bene quando la barca affonda è prendere il popolo e
buttarlo via come zavorra per garantire traversata sicura ai soliti
furbi.

Gianni mazzei
trebisacce

sabato 28 maggio 2011

Trebisacce-28/05/2011: "La voce del silenzio"


Trebisacce:28/05/2011
“La voce del silenzio”, è il libro ,fresco di stampa, dell’autrice calabrese Sara De Bartolo che sta già incassando un consenso corale da parte di tanti lettori amici e conoscenti. Tramite il passaparola e internet questo libro sicuramente farà parte della biblioteca di tanti amanti della cultura sull’intero territorio. Sara De Bartolo,sposata e mamma, vive a Trebisacce e da anni coltiva una passione grande per la scrittura. Oggi propone la sua opera originale e si sottopone al giudizio critico dei lettori ai quali regalerà un bel sogno e un bel viaggio. Ha scritto tantissime poesie e nel periodo estivo è presente nelle manifestazioni culturali. Nel periodo invernale,con un gruppo di giovani, cura un mensile di informazione religiosa:”L’Arcobaleno”, presso la Parrocchia Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, di cui è Parroco Don Pierino De Salvo. Cos’è la vita senza la compagnia buona di un libro? Nonostante internet il libro rimane sempre intramontabile e regala tante emozioni piacevoli. Quando ci troviamo immersi nella lettura ci estraniamo dal mondo, veniamo rapiti e compiamo un bel viaggio in posti lontani,cosa che il libro –romanzo di Sara De Bartolo sa fare e alla grande. Un accenno alla trama: Un famoso maestro d’orchestra che non ha mai conosciuto l’amore decide di inventarlo. Nasce così, nella sua fantasia, una donna senza volto che vive con lui,per vent’anni su un’isola deserta, lontana da tutto e da tutti. Abituato a vivere una doppia vita, il protagonista non immagina di certo il dono che il signore ha in serbo per lui:dare un volto a quella donna immaginaria. Ma il destino tesse per loro una tragica fine in fondo all’oceano. Tuttavia il loro amore sopravvive alla sorte grazie al ritrovamento,dopo tanti anni, di un ciondolo d’oro:la storia torna a ripetersi….ma è molto meglio leggere il libro. La copertina del libro di 222 pagine e il prezzo di € 13,00 è pubblicizzato sul sito delle edizioni Città del Sole: www.cdse.it
Franco Lofrano

Trebisacce-28/05/2011:Un invito alla lettura (di Pino Cozzo)

Un invito alla lettura
di Pino Cozzo

Il Piano dell’Offerta formativa di un’Istituzione scolastica è “il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle scuole ed esplicita la progettazione curriculare, extracurriculare ed organizzativa che le singole realtà scolastiche adottano nell’ambito della propria autonomia” (art. 3 regolamento – D.P.R. 8 marzo 1999). E’ allora utile mettere in evidenza come sia necessario, con metodologie valide e rigorose, osservare i processi relativi alla progettazione, per verificarne l’efficienza, goderne l’efficacia e valutarne l’aderenza ai bisogni formativi degli alunni e alla loro fruibilità. Tra gli altri progetti inseriti nel P.O.F. dell’Istituto Tecnico “Filangieri” di Trebisacce, da alcuni anni, vi è quello denominato “Il quotidiano in classe”, col contributo dell’Associazione Giovani Editori di Firenze. Si tratta di un progetto che prevede la lettura e il commento di articoli di alcuni quotidiani a tiratura nazionale, in alcune classi, da parte di alcuni professori, individuati tra i docenti di lettere, economia aziendale, diritto ed economia politica ed educazione fisica. Il progetto "Il Quotidiano in Classe" porta nelle scuole superiori italiane alcuni tra i più grandi giornali italiani da mettere a confronto, affinché possano diventare strumenti per una moderna forma di educazione civica quotidiana. Lanciato dall'Osservatorio nel Settembre 2000, il progetto, che si svolge con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha raggiunto una posizione di leadership tra le iniziative che promuovono la lettura del giornale tra i giovani e nel mondo della scuola. Si tratta di un primato sia quantitativo, in virtù degli oltre 1.700.000 studenti che vi partecipano - un giovane italiano su tre - sia qualitativo, grazie ad un'offerta completa rivolta al mondo scolastico. I docenti, che aderiscono all'iniziativa, assumono l'impegno di dedicare un'ora di lezione alla settimana alla lettura dei giornali. Ai docenti responsabili del progetto, è rivolta una specifica attività formativa promossa dall'Osservatorio, basata su autorevoli contributi scientifici e pensata per permettere loro di presentare correttamente il giornale ai ragazzi. In particolare, ciascun insegnante riceve una pubblicazione edita da "La Nuova Italia Editrice". L'Osservatorio promuove anche appuntamenti formativi per i docenti coinvolti nel progetto, un'occasione nel corso della quale gli insegnanti possono confrontare le loro esperienze didattiche ed incontrare relatori qualificati. Sempre per venire incontro alle esigenze dei docenti partecipanti, e' stato inoltre attivato un nuovo servizio di assistenza didattica on-line, a completa disposizione degli insegnanti, per tutto il corso dell'anno scolastico. I docenti individuati dal referente del progetto (prof. Giuseppe Cozzo, n.d.r.), di concerto con il Dirigente scolastico, Prof.ssa Clara Latronico, sono stati, nel corrente anno scolastico, Maria Noia, Maria Algieri, Maria Teresa Gioia, Dilla Carlomagno, Matteo Del Gaudio, Franco Lacanna, Francesco Lofrano, Leonardo Cataldi, Giuseppe Donnici, Peppino Giovazzino e Antonio Cataldi. I quotidiani che hanno aderito al progetto sono di assoluta rilevanza nazionale ed internazionale, “Il Corriere della sera”, “Il Sole 24 Ore” e “La Gazzetta dello Sport”. I problemi che il progetto si è proposto di affrontare sono stati: problemi di attualità; approfondimento di tematiche sociali; affinamento dell’espressione scritta ed orale; potenziamento dell’efficacia della comunicazione. Il progetto si è realizzato su obiettivi trasversali (l’ area interessata è quella linguistica, espressiva e relazionale) che si possono così riassumere: abituare gli alunni alla lettura dei quotidiani; guidare gli alunni alla comprensione specifica del linguaggio giornalistico; informare gli alunni sulle tecniche di impaginazione di un quotidiano; spingere gli alunni alla scrittura e all’uso di un linguaggio appropriato. Le metodologie utilizzate sono state: attività di lettura e commento dei quotidiani, lettura e commento dei libri di testo, classi aperte per attività di partecipazione a videoconferenze.

mercoledì 18 maggio 2011

Amendolara-18/05/2011:"IL GUSTO AMARO DELLE CARAMELLE" di Antonio Bianchi al XXIV SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO




Amendolara:18/05/2011
"IL GUSTO AMARO DELLE CARAMELLE" di Antonio Bianchi al XXIV SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO - DOMENICA 15 MAGGIO 2011.Dal 12 al 16 maggio nel Salone Internazionale del Libro di Torino sono state allestite due aree espositive: il Padiglione Italia (Oval) - Stand X54 predisposto dalla Regione Calabria, con tutti gli altri editori calabresi e presso il Padiglione 2 - Stand L76. Lo stand della Regione, realizzato con la collaborazione del “Sistema Bibliotecario Vibonese” e de “La Bottega Editoriale”, è stata un’area fortemente voluta dal Presidente Giuseppe Scopelliti e dall’Assessore alla Cultura Mario Caligiuri, che hanno creduto e investito in questo progetto offrendo una vetrina importante all’editoria calabrese. Domenica 15 maggio, prendendo spunto dalla mostra permanente “Sguardi sullo Jonio” di Assunta Scorpiniti, è stato presentato il libro di Antonio Bianchi: “Il gusto amaro delle caramelle”che ha ricevuto parole significative di apprezzamento. Per la cronaca si ricorda che Antonio Bianchi affronta il delicato problema della pedofilia che da avvocato e responsabile della Camera minorile presso il Tribunale di Castrovillari, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica con il suo libro. L’autore svela, con la leggerezza di un romanzo, una storia drammatica, una delle tante della nostra Italia, di un’'infanzia e un'adolescenza tutt'altro che felici. Una mamma che muore quando lui è ancora troppo piccolo, due nonni che cercano, in qualche modo, di riempire quel vuoto ma senza riuscirci realmente, uno zio che lo vede come oggetto delle sue mostruose pulsioni e un padre interessato più alla sua carriera e alle sue avventure che a cercare di capire cosa si nasconde dietro i silenzi del figlio, questi i protagonisti del libro. La trama si sviluppa attorno a quell’ uomo che cerca, consapevolmente e per quanto possibile, di resistere al demone che si sta facendo strada dentro la sua anima, ma che non riuscirà mai a scacciare. La strana amicizia che lo “legherà” a Luca, Federico e Don Mariano e gli incontri che farà lo catapulteranno in un mondo in cui non esistono leggi e regole o, forse, la cui unica legge e regola esistente è il soddisfacimento di aberranti desideri, che lo porteranno a sperare in un provvidenziale annullamento di sé, del suo corpo e della sua anima. Il volume, edito da Edizioni La Rondine di Catanzaro è destinato senza dubbi a raccogliere solo consensi dai numerosi lettori.
Franco Lofrano

Torino-18/05/2011:Ferrari Editore al Salone Internazione del Libro di Torino


Comunicato stampa


Ferrari Editore al Salone Internazione del Libro di Torino

Dal 12 al 16 maggio Ferrari Editore ha partecipato al Salone Internazionale de Libro di Torino in due aree espositive: nel Padiglione Italia (Oval) - Stand X54 predisposto dalla Regione Calabria, con tutti gli altri editori calabresi e presso il Padiglione 2 - Stand L76.
Lo stand della Regione, realizzato con la collaborazione del “Sistema Bibliotecario Vibonese” e de “La Bottega Editoriale”, è stata un’area fortemente voluta dal Presidente Giuseppe Scopelliti e dall’Assessore alla Cultura Mario Caligiuri, che hanno creduto e investito in questo progetto offrendo una vetrina importante all’editoria calabrese.
La casa editrice, nel corso dell’evento torinese, ha anche presentato tre sue pubblicazioni che hanno riscosso lusinghieri giudizi della critica e una significativa presenza di pubblico.
Venerdì 13 maggio è stato presentato il saggio Amintore Fanfani – l’uomo, lo statista e le sue radici di Pier Emilio Acri, Salvatore Martino, Antonella Tusa Di Gregorio e Lucrezia Francesca Leo, con gli interventi dell’editore Settimio Ferrari e del direttore de “La Bottega Editoriale”, Fulvio Mazza e la simpatica partecipazione dell’editore di “Città del Sole”, Franco Arcidiaco che ha offerto un suo contributo all’analisi dell’attività di Fanfani.
Sabato 14 maggio, invece, è stato presentato il romanzo Come edera di Francesca Gallello. Sono intervenuti Lucia De Cristofaro, presidente di Albatros Edizioni, Settimio Ferrari e l’autrice.
Domenica 15 maggio, infine, prendendo spunto dalla mostra permanente “Sguardi sullo Jonio” di Assunta Scorpiniti, è stata presentata, attraverso una video proiezione sulla Calabria marinara, l’imminente pubblicazione di Ferrari Editore In mare non è mai notte, che è una raccolta di racconti della Scorpiniti sulle donne e il mare. Hanno preso parte all’incontro oltre l’autrice e l’editore, anche il professor Vito Teti, Ordinario di Etnologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, che ha avuto parole di apprezzamento per l’impegno costante svolto dall’autrice in campo antropologico e per il lavoro delle case editrici calabresi che, pur tra mille difficoltà, stanno ormai operando molto bene e spesso in sinergia tra di loro.


18 maggio 2011 Ufficio Stampa e Promozione di Ferrari Editore